Il Papa vicino alle vittime del terremoto in Myanmar e degli incendi in Corea del Sud

Mentre l’Asia orientale affronta una delle settimane più tragiche della sua storia recente, Papa Francesco esprime la sua vicinanza spirituale e solidale ai popoli colpiti da due disastri naturali di proporzioni drammatiche: il violento terremoto in Myanmar e gli incendi devastanti nella Corea del Sud.

Myanmar: la terra trema e inghiotte vite

La sera del 28 marzo, un terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito la regione centrale del Myanmar, con epicentro nei pressi di Mandalay, a una profondità di soli 10 km. Il bilancio è drammatico: oltre 150 morti, centinaia di feriti e interi quartieri rasi al suolo. Tra le vittime anche numerosi fedeli riuniti in preghiera all’interno di una moschea. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza in sei regioni.

Il Papa, informato della tragedia, ha espresso «profondo cordoglio per le vittime» e ha chiesto alla comunità internazionale di non abbandonare il popolo birmano, già martoriato da conflitti interni e tensioni politiche. In un telegramma ufficiale inviato dal cardinale Parolin a nome del Santo Padre, si legge che «Papa Francesco assicura le sue preghiere per i defunti, i feriti e per tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi», invocando «forza e perseveranza» per le comunità colpite.

Corea del Sud: il vento soffia sul fuoco

Nelle stesse ore, la Corea del Sud è stata travolta da una delle peggiori emergenze ambientali della sua storia. A causa di forti venti e condizioni di estrema siccità, 244 incendi hanno distrutto oltre 17.000 ettari di foresta, costringendo 23.000 persone ad abbandonare le loro case. I morti finora sono 18, tra cui quattro vigili del fuoco. Il governo parla di “peggiori incendi nella storia del Paese”.

Le fiamme minacciano anche importanti siti culturali, come il villaggio tradizionale di Andong Hahoe, chiuso al pubblico e ora sorvegliato da squadre che tentano disperatamente di salvare le abitazioni storiche in legno. Il premier ad interim Han Duck-soo ha ringraziato i soccorritori, aggiungendo che il supporto degli Stati Uniti e di migliaia di volontari è fondamentale, ma che la situazione resta “gravissima e fuori controllo”.

Papa Francesco, attraverso un messaggio simile a quello inviato per il terremoto in Myanmar, ha voluto esprimere anche in questo caso la sua vicinanza orante. Nel telegramma indirizzato alle autorità coreane, il Papa ha affidato le anime dei defunti alla misericordia di Dio, pregando per i familiari, per i feriti e per tutti coloro che stanno lavorando per proteggere vite umane e beni culturali.

Le Chiese locali in silenzioso cammino accanto al popolo

Non sono ancora giunte dichiarazioni pubbliche da parte dei vescovi della Corea del Sud, ma fonti locali parlano di una mobilitazione pastorale delle diocesi per accogliere gli sfollati e offrire assistenza spirituale e materiale. In Myanmar, invece, i rappresentanti della Chiesa cattolica, pur in un contesto estremamente fragile e monitorato dal regime militare, continuano il loro servizio nelle parrocchie colpite, offrendo rifugio, cibo e conforto alle famiglie in lutto.

La Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (FABC), contattata da alcuni media vaticani, ha espresso in forma riservata la sua solidarietà tra le Chiese sorelle, auspicando un sostegno globale e coordinato, nella fede e nella carità, a questi popoli “provati ma non dimenticati”.

Il messaggio del Papa: solidarietà, preghiera e responsabilità

Da Roma, Papa Francesco ha esteso la sua preghiera anche alla popolazione sudcoreana, lodando «il coraggio di chi lotta contro il fuoco per salvare vite, case e memoria storica». «La natura ferita – ha sottolineato il Pontefice – ci chiede rispetto, attenzione e cura. La solidarietà non è solo soccorso, è anche cambiamento».

Il Pontefice ha inoltre invitato i fedeli a unirsi nella preghiera per i popoli asiatici colpiti, durante l’Angelus di domenica. Ha ribadito che “la Chiesa non è spettatrice del dolore del mondo, ma sua compagna di cammino”.

Il grido dell’Asia e il silenzio della politica

I due disastri avvengono in un momento di fragilità politica regionale. In Corea del Sud, il presidente Yoon Suk Yeol è appena stato reintegrato dalla Corte Costituzionale dopo un tentativo fallito di instaurare la legge marziale. Il caos istituzionale rischia di ostacolare la risposta all’emergenza.

In Myanmar, l’instabilità cronica del regime militare rende ancora più difficile organizzare i soccorsi. Eppure, in entrambi i casi, sono le comunità locali, i volontari, le famiglie e i soccorritori a rappresentare l’unica vera risposta solidale e concreta, mentre il mondo guarda – ancora una volta – con troppo distacco.

Un tempo per piangere e per ricostruire

Il dolore dell’Asia è il dolore dell’umanità, e non può restare confinato tra le pieghe della cronaca internazionale. Il terremoto e gli incendi ci ricordano che la fragilità non ha confini, ma che neanche la compassione dovrebbe averne.

Il messaggio del Papa – rivolto a tutta la Chiesa – è semplice e potente: pregare, aiutare, imparare. E camminare con chi soffre, oggi più che mai.