La Corea del Sud si trova oggi a fare i conti con una delle più gravi crisi politiche della sua storia recente. Il presidente Yoon Suk-yeol, eletto nel 2022 con una delle vittorie più risicate nella storia democratica del paese, è stato oggetto di una mozione di impeachment approvata dall’Assemblea Nazionale. Con 204 voti a favore, l’iniziativa segna una svolta drammatica per il leader conservatore, la cui presidenza è stata costellata da scandali, proteste e un calo vertiginoso di popolarità.

Un impeachment senza precedenti recenti

La mozione di impeachment contro Yoon rappresenta un momento di grande importanza politica. Non solo è il risultato di un’opposizione unita, ma anche di un’incrinatura all’interno del Partito del Potere Popolare (PPP), la formazione del presidente. Ben 12 deputati conservatori hanno votato a favore dell’impeachment, rompendo con la disciplina di partito. Questo evento riflette il profondo malcontento generato dalla dichiarazione di legge marziale da parte di Yoon il 3 dicembre, un gesto interpretato come un tentativo di concentrare il potere e minare le istituzioni democratiche del paese.

La legge marziale, durata sei ore prima di essere revocata dall’Assemblea, ha risvegliato memorie oscure del passato autoritario della Corea del Sud. Le proteste di massa hanno riempito le strade di Seoul, con manifestanti che chiedevano a gran voce la rimozione del presidente. Secondo un sondaggio Gallup, il 75% della popolazione si è dichiarato favorevole all’impeachment, un dato che illustra l’ampiezza del dissenso.

Le accuse e le sfide future

Yoon è accusato di aver guidato un’insurrezione, un crimine che potrebbe portare anche alla pena di morte, e di aver tentato di utilizzare i militari per interferire con il Parlamento. L’inchiesta in corso ha già portato all’arresto di figure di rilievo, come l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, coinvolto nella trama della legge marziale.

Fino alla decisione finale della Corte Costituzionale, che potrebbe richiedere fino a sei mesi, il primo ministro Han Duck-soo assumerà il ruolo di presidente ad interim. Tecnocrate rispettato e figura moderata, Han avrà il difficile compito di riportare stabilità nel paese, gestendo al contempo una crisi economica crescente e le continue tensioni con la Corea del Nord.

Un governo controverso e un’opposizione galvanizzata

La presidenza di Yoon è stata caratterizzata da un blocco legislativo quasi totale, con appena il 29,2% delle proposte approvate dal Parlamento. Nonostante le sue promesse di combattere la corruzione, il suo governo è stato minato da scandali che hanno coinvolto anche la first lady, Kim Keon-hee. Le accuse di falsificazione di documenti, accettazione di regali di lusso e manipolazione di azioni hanno contribuito a erodere ulteriormente la fiducia nella presidenza.

Il Partito Democratico (PD), principale forza di opposizione, ha celebrato il risultato della mozione come una “vittoria della democrazia”. Tuttavia, i leader del PD hanno sottolineato che la battaglia non è finita: l’obiettivo è portare avanti le indagini e garantire che i responsabili delle violazioni costituzionali siano puniti.

Un futuro incerto

La destituzione di Yoon, se confermata dalla Corte Costituzionale, rappresenterebbe un secondo caso di impeachment nella storia recente della Corea del Sud, dopo quello dell’ex presidente Park Geun-hye nel 2017. Tuttavia, il contesto attuale è molto più complesso, con una Corea del Sud che si trova a dover affrontare una combinazione di crisi politiche, economiche e di sicurezza.

L’impeachment non è solo una questione interna: ha implicazioni regionali e globali, dato il ruolo cruciale della Corea del Sud come alleato degli Stati Uniti e potenza economica in Asia. La stabilità politica sarà fondamentale per garantire che il paese possa affrontare le sfide future, dalle tensioni con la Corea del Nord alla competizione economica con la Cina.

La vicenda di Yoon Suk-yeol segna un momento di svolta per la democrazia sudcoreana, ma anche una prova cruciale per le sue istituzioni. La strada verso una stabilità duratura sarà lunga e incerta, ma il voto dell’Assemblea rappresenta un chiaro segnale: in Corea del Sud, la democrazia ha ancora la forza di resistere.