Le recenti trasformazioni politiche in Turchia, sotto la guida del presidente Recep Tayyip Erdoğan, evidenziano sviluppi preoccupanti che potrebbero minacciare la democrazia nel paese e avere ripercussioni significative sulla regione, in particolare sulla Siria e sul destino dei curdi. L’Islam politico sembra ormai che utilizzi la democrazia come strumento per raggiungere il potere e poi la annulli, creando una minaccia per la libertà e i diritti nella regione.
La democrazia turca sotto attacco
Da quando il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) guidato da Erdoğan è salito al potere, la Turchia ha iniziato a deviare dai principi democratici che definivano la sua politica. Nonostante il partito fosse salito al potere tramite elezioni democratiche, le sue politiche hanno progressivamente mostrato un allontanamento dai principi democratici di base, inclusa la libertà di stampa, la separazione dei poteri e il rafforzamento del potere individuale.
Recentemente, la Turchia si sta orientando nuovamente verso la Russia nella sua politica estera, dopo il fallimento del partito al potere nel bilanciare le sue relazioni tra Est e Ovest. Questo non è solo un cambiamento nelle politiche estere, ma segna un vero e proprio colpo di stato nel sistema politico interno della Turchia. Dopo il ritiro della credenziale di Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e una delle principali figure di opposizione, è emerso che il governo turco non tollera nemmeno i suoi avversari democratici. Abbiamo assistito recentemente al ritiro delle qualifiche politiche di alti funzionari a causa della loro opposizione a Erdoğan, un passo che mira a eliminare ogni sfida politica che potrebbe minacciare la sua permanenza al potere.
L’islam politico e la democrazia: una contraddizione Inerente
La democrazia e l’Islam politico sono concetti che non sempre possono coesistere. Mentre la democrazia si basa sul rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali, l’Islam politico considera che il potere debba essere legato ai valori religiosi e alle tradizioni islamiche, il che entra in conflitto con l’idea di democrazia che si fonda sulla libertà politica e sull’uguaglianza tra i cittadini, indipendentemente dalla loro religione o credo.
L’Islam politico utilizza la democrazia come strumento per ottenere il potere, ma una volta raggiunto, si trasforma in una dittatura religiosa che chiude la porta alla pluralità politica e monopolizza il potere a favore di specifici gruppi religiosi. Nel caso della Turchia, possiamo osservare come Erdoğan e il suo partito abbiano utilizzato la democrazia per salire al potere, per poi ridurre il ruolo dell’opposizione, la libertà di stampa e le libertà civili. Questo percorso si manifesta chiaramente nel rafforzamento del suo potere personale e nella nomina dei suoi alleati nelle posizioni chiave dello Stato. Non dimentichiamo come Erdoğan abbia suscitato l’attenzione dei media locali e internazionali firmando la decisione di trasformare il famoso museo di Santa Sofia in una moschea.
Erdoğan e l’Islamismo: Le implicazioni per la Siria e i Curdi
L’impatto di questo tipo di politica non si limita alla Turchia, ma si estende anche alla Siria e all’intera regione, inclusa la questione curda. La politica di Erdoğan ha avuto un impatto diretto sulle regioni confinanti come la Siria, dove il leader di Hayat Tahrir al-Sham, Abu Bakr al-Jolani, è emerso come uno dei principali sfidanti al governo siriano nelle regioni settentrionali. Sebbene ci siano differenze nel contesto tra Erdoğan e al-Jolani, l’obiettivo comune è quello di minare la democrazia e imporre il governo assoluto sulla libertà del popolo.
Al-Jolani, come Erdoğan, non sembra meno autoritario nel tentativo di imporre la sua visione sulla popolazione locale attraverso l’introduzione della legge islamica e l’imposizione del controllo della sua fazione nelle aree che domina. Questo mette la democrazia e i diritti umani in Siria sotto grave minaccia, specialmente per i curdi, che stanno cercando di ottenere una forma di autonomia all’interno della Siria.
Il piano di Erdoğan: preparare suo figlio Bilal per la successione
Erdoğan ha superato la democrazia al punto di preparare suo figlio Bilal per prendere il potere dopo di lui.
Questo passo riflette una trasformazione completa della politica turca da una democrazia limitata a un governo autoritario basato sull’idea della “dinastia familiare”. Mentre la Turchia stava facendo storia nella pluralità politica, ora si sta avvicinando sempre di più al modello di un sistema autoritario come quello russo, dove il potere viene trasferito all’interno della famiglia.
Questa politica evidenzia la mancanza di trasparenza e responsabilità nel governo e la mancanza di spazio per l’opposizione o per il rinnovamento politico in futuro. Per quanto riguarda la Siria, potrebbe esserci un impatto simile nei tentativi di ristrutturare il potere tramite l’eredità familiare, il che potrebbe avere un effetto negativo su qualsiasi possibilità di democrazia o pluralismo in futuro.
Le sfide alla democrazia e la repressione della diversità
Un altro aspetto critico della politica di Erdoğan e dei suoi alleati, tra cui il leader siriano al-Jolani, è la soppressione della diversità politica e culturale. La Turchia, sotto Erdoğan, ha visto una crescente repressione della libertà di espressione, della libertà dei media e dei diritti delle minoranze, in particolare dei curdi e degli aleviti. In Siria, il regime di al-Jolani non è da meno, cercando di sopprimere ogni tipo di opposizione politica e di marginalizzare le minoranze.
La soppressione di ogni forma di opposizione politica e il tentativo di costruire una società monolitica basata su un’unica ideologia religiosa sono tra i principali pericoli per la democrazia e i diritti umani in entrambe le nazioni. L’assenza di pluralismo politico e la repressione della diversità potrebbero portare a un futuro cupo, dove le libertà individuali e collettive sono ridotte al minimo e la democrazia è distrutta.
Quello che vediamo oggi in Turchia rappresenta una grande minaccia alla democrazia, non solo all’interno dei suoi confini, ma in tutta la regione. L’uso della democrazia per arrivare al potere, per poi rovesciarla e instaurare un regime autoritario, è un modello pericoloso che deve essere evitato in tutto il Medio Oriente. Inoltre, queste politiche si allineano con gli sforzi di molte altre fazioni regionali, come al-Jolani, che cercano di minare la democrazia e di imporre un governo basato su ideologie religiose. In definitiva, le sfide poste da queste politiche per i curdi in Siria e per la regione in generale ci fanno riflettere sul futuro oscuro che potrebbe affrontare la popolazione in assenza di democrazia e rispetto dei diritti umani.