Durante la seduta alla Camera dei Deputati del 19 marzo 2025, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso critiche al Manifesto di Ventotene, considerato uno dei documenti fondativi dell’Unione Europea. Nel suo intervento, Meloni ha citato alcuni passaggi del manifesto per sottolineare la sua distanza ideologica rispetto alle idee in esso contenute.
Il Manifesto di Ventotene rappresenta uno dei documenti fondativi dell’idea di un’Europa unita e federale. Nato nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, esso proponeva un nuovo assetto politico per il continente, in opposizione ai nazionalismi che avevano causato conflitti devastanti. Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con il contributo di Eugenio Colorni, elaborarono questa visione mentre erano confinati dal regime fascista sull’isola di Ventotene. La loro proposta non era soltanto un ideale astratto, ma un progetto politico concreto che, negli anni successivi, avrebbe influenzato profondamente il processo di integrazione europea.
Le critiche di Meloni si sono focalizzate su aspetti del manifesto che, a suo avviso, promuoverebbero un’idea di Europa basata su principi socialisti e su una visione rivoluzionaria che mette in discussione la proprietà privata e la prassi democratica tradizionale. In particolare, ha evidenziato come il manifesto proponga la limitazione o l’abolizione della proprietà privata e suggerisca che, in momenti rivoluzionari, la metodologia politica democratica possa risultare inefficace.
Dopo aver letto questi passaggi, la Presidente ha concluso: “Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia.”
Reazioni in Aula
Le dichiarazioni della Presidente hanno scatenato una forte reazione da parte delle opposizioni. Deputati del Partito Democratico e di altre forze politiche hanno espresso indignazione, accusando Meloni di travisare il significato storico del manifesto e di mancare di rispetto verso i padri fondatori dell’Europa unita. Il deputato Federico Fornaro ha dichiarato: “Non è accettabile fare la caricatura di quegli uomini. Lei, Presidente Meloni, siede in questo Parlamento anche grazie a loro.”
Cosa Dice Veramente il Manifesto di Ventotene sulla Proprietà Privata?
Il Manifesto, scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941, ha un’impronta chiaramente progressista e propone una visione di riforma economica e sociale che mira a ridurre le disuguaglianze. Tuttavia, non si tratta di un documento comunista o di ispirazione leninista-bolscevica.
Il riferimento alla proprietà privata
Nel testo si legge:
“La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione di condizioni più umane di vita. Il dominio incontrastato della proprietà privata, considerata come diritto intangibile e sacro, non esiste più. Essa è una funzione sociale, e come tale deve essere sottoposta ai limiti e alle modificazioni richieste dal bene della collettività”.
Cosa significa?
• Gli autori non chiedono l’abolizione totale della proprietà privata, bensì la sua limitazione e regolazione per il bene comune.
• La frase va letta nel contesto del liberalismo sociale del primo Novecento, che cercava di bilanciare il capitalismo con politiche sociali più giuste.
• Questa visione è molto diversa dal comunismo sovietico, che prevedeva la confisca e la collettivizzazione totale dei mezzi di produzione.
Il modello economico proposto
Gli autori del Manifesto non propongono un modello comunista-bolscevico, ma una forma di socialismo democratico, simile a quello che in seguito caratterizzerà le socialdemocrazie europee. Essi scrivono:
“Bisogna impedire che il potere economico accumulato nelle mani di alcuni si trasformi in potere politico, come è accaduto nei regimi liberali”.
Questo non significa abolire la proprietà privata, ma piuttosto evitare la concentrazione eccessiva della ricchezza nelle mani di pochi, per garantire una maggiore equità sociale.
L’interpretazione di Giorgia Meloni, che dipinge il Manifesto di Ventotene come un progetto comunista-leninista, è una forzatura. Il testo si oppone tanto al fascismo quanto al comunismo sovietico, proponendo invece un’Europa federale con una governance democratica e una regolazione dell’economia in senso sociale, non la sua abolizione.
Spinelli e Rossi non erano comunisti, ma critici sia del fascismo che del totalitarismo sovietico.
Dunque, il Manifesto di Ventotene non è un documento comunista, ma un testo che guarda alla democrazia sociale e al federalismo europeo come strumenti per costruire un futuro di pace e giustizia.
Le dichiarazioni di Meloni, dunque, vanno interpretate più come un’operazione politica che come un’analisi storica fedele al testo.
Negli anni Quaranta, l’Europa era dilaniata dalla guerra. Il nazionalismo aggressivo, l’imperialismo e le dittature totalitarie avevano portato il continente nel baratro del conflitto. L’ideale di uno Stato-nazione sovrano e assoluto si era dimostrato incapace di garantire la pace e la stabilità. In questo contesto, il Manifesto di Ventotene si poneva come alternativa radicale: l’unica soluzione per evitare future guerre era superare gli Stati nazionali e creare un’Europa federale.
L’idea di un’unità europea non era nuova: già pensatori come Kant, Mazzini e Victor Hugo avevano ipotizzato la possibilità di una federazione di Stati europei. Tuttavia, il Manifesto di Ventotene è stato il primo documento politico che non si limitava a un auspicio teorico, ma proponeva un programma d’azione concreto per la costruzione dell’Europa unita.
I Principi Fondamentali del Manifesto
Il Manifesto si articola in tre punti principali:
1. Il superamento dello Stato nazionale
Spinelli e Rossi identificavano nello Stato nazionale la principale causa dei conflitti. Il loro obiettivo era la creazione di un’Europa federale, con istituzioni sovranazionali dotate di reali poteri legislativi ed esecutivi. Questa nuova entità non avrebbe dovuto limitarsi a una semplice cooperazione tra Stati, ma avrebbe dovuto possedere una sovranità propria, capace di gestire in modo unitario la politica estera, la difesa e l’economia.
2. Un ordine democratico e progressista
Gli autori del Manifesto sostenevano che il nuovo assetto europeo dovesse basarsi su principi democratici, garantendo la partecipazione dei cittadini attraverso istituzioni rappresentative. La nuova Europa non doveva riprodurre le disuguaglianze sociali e le ingiustizie del passato, ma doveva promuovere un modello più equo e solidale.
3. Una società libera ed equa
Il Manifesto proponeva una visione economica e sociale ispirata a un socialismo democratico, mirato a superare le disparità economiche senza cadere negli errori del totalitarismo sovietico. L’obiettivo era una società in cui lo sviluppo economico fosse orientato al benessere collettivo, piuttosto che all’arricchimento di pochi.
L’influenza del manifesto nel processo di integrazione europea
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’idea di un’Europa unita divenne sempre più concreta. Il trauma del conflitto spinse molti leader politici a cercare un sistema che garantisse la pace e la cooperazione tra gli Stati europei. Il Manifesto di Ventotene influenzò profondamente questo processo, ispirando iniziative come la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) nel 1951, considerata il primo passo verso un’unione più ampia.
Altiero Spinelli continuò a promuovere l’idea di un’Europa federale per tutta la sua vita. Negli anni Ottanta, il suo lavoro portò alla redazione del Progetto di Trattato per l’Unione Europea, che fu approvato dal Parlamento Europeo nel 1984 e che pose le basi per il Trattato di Maastricht del 1992, con il quale nacque ufficialmente l’Unione Europea.
Il Manifesto di Ventotene e la sua attualità
Oggi il Manifesto di Ventotene è ancora estremamente attuale. L’Unione Europea ha fatto molti passi avanti, ma continua a essere segnata da tensioni interne, nazionalismi risorgenti e difficoltà nel coordinamento politico ed economico. Alcuni degli ideali espressi nel Manifesto restano ancora irrealizzati o solo parzialmente attuati.
Negli ultimi anni, abbiamo assistito alla crescita di movimenti euroscettici e nazionalisti che mettono in discussione il progetto europeo. La Brexit, il rafforzamento di partiti sovranisti e la difficoltà di trovare soluzioni condivise su temi cruciali come l’immigrazione o la politica estera dimostrano che l’unità europea non è ancora compiuta.
Le sfide globali, come il cambiamento climatico, la crisi energetica e la competizione geopolitica tra le grandi potenze, richiedono un’Unione Europea più forte e unita. Il Manifesto di Ventotene aveva intuito che il futuro dell’Europa non poteva essere lasciato alla logica degli Stati nazionali, ma doveva fondarsi su istituzioni capaci di agire con una visione comune.
Uno degli obiettivi del Manifesto era creare un’Europa democratica e partecipativa. Tuttavia, molti cittadini europei oggi si sentono distanti dalle istituzioni comunitarie, percepite come burocratiche e lontane dai problemi reali. È quindi necessario un rinnovamento che riporti il processo di integrazione più vicino ai cittadini, dando loro maggiore voce nelle decisioni politiche.
Il Manifesto di Ventotene è molto più di un documento storico: è un progetto politico ancora incompiuto. L’Unione Europea ha fatto passi importanti nella direzione immaginata da Spinelli e Rossi, ma le sfide odierne richiedono un rinnovato impegno per completare l’opera iniziata dai padri del federalismo europeo. In un mondo sempre più interconnesso e complesso, l’idea di un’Europa unita non è solo una possibilità, ma una necessità per garantire pace, stabilità e progresso.
L’eredità di Ventotene ci ricorda che l’unità europea non è un dato acquisito, ma un processo che deve essere costantemente alimentato. Oggi, più che mai, è necessario riprendere lo spirito del Manifesto e lavorare per un’Europa che non sia solo un’unione economica, ma una vera comunità politica basata sulla solidarietà, sulla giustizia e sulla democrazia.