Negli ambienti militari e diplomatici USA il silenzio è più assordante delle bombe sul Mar Rosso. Non per un raid fallito, ma per una chat.
Sì, una chat. Su Signal, l’app che promette privacy assoluta. Eppure, tra battute da bar, rancori contro l’Europa e riferimenti diretti a missioni attive contro gli Houthi, quella conversazione è diventata la più pericolosa fuga di credibilità dell’amministrazione Trump. E la più umiliante.
Tutto è esploso quando, per un errore tecnico (o forse una leggerezza da apprendisti stregoni), il direttore dell’Atlantic Jeffrey Goldberg è stato aggiunto per sbaglio a una chat riservata in cui si discutevano decisioni militari e giudizi politici sulla guerra in Yemen. L’uomo ha fatto quello che ogni giornalista con spina dorsale dovrebbe fare: ha pubblicato tutto.
Il resto è storia, anzi storia che brucia.
“Odio dover salvare ancora l’Europa”
“Gli europei sono parassiti”
“Disgustato dal loro approfittarsi di noi”
Così parlano il vicepresidente J.D. Vance e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Una valanga di livore che trasforma gli alleati NATO in bersagli di frustrazione. E mentre i diplomatici europei reagiscono con il fioretto, i militari, quelli veri, si mettono le mani nei capelli. Perché non si tratta solo di parole: in quella chat si parlava apertamente di raid, di tempistiche, di piani operativi.
E intanto, i piloti americani volavano davvero, su caccia reali, verso droni Houthi armati, sotto minacce concrete.
L’insicurezza viene da dentro
Il problema non è solo il linguaggio. È l’architettura decisionale che traspare:
• Missioni gestite via messaggini.
• Tattiche discusse tra politici e giornalisti.
• Militari bypassati in favore di leader da talk-show.
È questo il livello di affidabilità della catena di comando americana nel 2025?
Mentre la Casa Bianca resta muta, al Pentagono l’imbarazzo si taglia col coltello. Un ex ufficiale della Marina, sotto anonimato, mi ha detto:
“Se avessi gestito operazioni così, mi avrebbero messo sotto corte marziale.”
E invece qui si scherza sui parassiti europei mentre i soldati rischiano la vita su cieli infuocati. È questa la nuova dottrina? “Missili e meme”?
Piloti in zona rossa, comandi nel caos
I reparti aerei americani nel Golfo sono impegnati da settimane in operazioni ad altissimo rischio, con droni e caccia che devono neutralizzare le minacce Houthi per proteggere le rotte commerciali. Ogni missione richiede coordinamento, disciplina e riservatezza assoluta.
Quando dalla cima della catena di comando scendono messaggi confusi e le decisioni si mescolano all’ideologia da comizio, non è solo la sicurezza a saltare: è la fiducia.
La fiducia degli alleati, che si vedono insultati.
La fiducia dei cittadini, che credono nella solidità delle istituzioni.
La fiducia dei soldati, che vorrebbero che chi sta a Washington non giocasse alla guerra con le notifiche push.
La verità (amara) del Chat-Gate
Il Chat-Gate non è solo uno scandalo: è un sintomo.
Un segnale che la struttura di comando americana si è fatta porosa, fragile, politicizzata. E pericolosa.
L’Europa reagisce con sobrietà, ma non dimentica. I militari tacciono, ma osservano. E chi è davvero sul campo — dai piloti ai marinai — oggi si sente meno protetto.
Perché quando il fuoco amico arriva da una chat, il fronte non ha più confini.