L’ennesima escalation nel conflitto israelo-palestinese dimostra, ancora una volta, il fallimento della politica e della diplomazia di fronte a una guerra che sembra non avere fine. Il bilancio dei raid israeliani su Gaza è tragico: oltre 400 morti, in gran parte donne e bambini, mentre la leadership politica e militare di Hamas è colpita in modo diretto. Ma al di là delle vittime e delle macerie, ciò che emerge con chiarezza è che la strategia del governo israeliano e di Hamas continua a condannare due popoli a un futuro di sangue e odio.
La guerra come scudo politico
Netanyahu ha giustificato la ripresa degli attacchi con il rifiuto di Hamas di liberare gli ostaggi israeliani. Ma, al tempo stesso, il movimento islamista accusa Tel Aviv di aver sabotato l’accordo di tregua per perseguire obiettivi politici interni. Il premier israeliano si trova infatti in una posizione sempre più debole sul piano nazionale, con le famiglie degli ostaggi che contestano apertamente la sua strategia e con una crescente pressione politica che potrebbe portare a elezioni anticipate.
Dall’altra parte, Hamas usa la guerra come un’arma di propaganda, cercando di rafforzare il suo ruolo come unico attore della resistenza palestinese. Ogni attacco israeliano che causa vittime civili non fa che alimentare il consenso tra i palestinesi, in un circolo vizioso che impedisce qualsiasi soluzione politica.
L’indifferenza internazionale e l’ipocrisia diplomatica
L’ONU, per bocca del segretario generale António Guterres, si è detta “sconvolta” dagli attacchi, ma il suo appello appare ormai come un rituale impotente. Gli Stati Uniti, da sempre principali alleati di Israele, hanno confermato di essere stati consultati prima dell’attacco, ma non hanno esercitato alcuna reale pressione per impedire l’escalation. L’Europa, divisa tra posizioni diverse, resta alla finestra senza alcuna capacità di incidere.
Nel frattempo, Gaza continua a pagare il prezzo più alto. La Striscia è un luogo dove la vita umana ha sempre meno valore, ridotta a un campo di battaglia per giochi di potere che nulla hanno a che fare con la sicurezza degli israeliani o la libertà dei palestinesi.
L’urgenza di un cambio di rotta
Continuare su questa strada non farà altro che prolungare un conflitto senza soluzione. Se Netanyahu pensa di poter sconfiggere Hamas con la forza militare, sta ripetendo l’errore di chi lo ha preceduto. Se Hamas crede di poter resistere senza pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane, si sta illudendo.
La comunità internazionale deve uscire dalla sua inerzia e imporre una soluzione politica, perché nessuna delle due parti è in grado di fermare la spirale di violenza da sola. Un cessate il fuoco duraturo, la liberazione degli ostaggi e un piano concreto per la ricostruzione e la pacificazione sono le uniche strade possibili.
Altrimenti, tra qualche mese, saremo di nuovo qui a contare i morti e a scrivere l’ennesima cronaca di una tragedia annunciata.