Negli ultimi anni, la Francia sta assistendo a un fenomeno inatteso: un crescente ritorno alla religiosità e un boom di richieste di battesimo da parte di adulti. Questo avviene in un Paese che, per decenni, ha visto un costante declino della pratica religiosa e una secolarizzazione apparentemente irreversibile. Eppure, i numeri parlano chiaro: nel 2024, i battesimi di adulti sono aumentati del 31% rispetto all’anno precedente e del 120% nell’ultimo decennio. Un segnale forte che invita a riflettere.

Una ricerca di senso in un mondo incerto

Quali sono le ragioni di questo rinnovato interesse per la fede? La risposta non è semplice, ma gli elementi di fondo emergono con chiarezza. L’incertezza del mondo contemporaneo gioca un ruolo determinante: la pandemia di Covid-19, il ritorno della guerra in Europa, la crisi climatica ed economica hanno contribuito a generare un diffuso senso di smarrimento. Quando la modernità non offre più certezze, le persone cercano punti di riferimento più profondi, e la spiritualità diventa una risposta concreta a questa esigenza.

L’analisi dell’esperto di storia del cattolicesimo Charles Mercier è illuminante: “Quando la modernità diventa angosciante e le promesse della società dei consumi non rispondono più ai bisogni esistenziali, l’epoca può generare un nuovo bisogno di spiritualità”. In altre parole, di fronte a un futuro sempre più incerto, cresce il desiderio di un fondamento solido su cui costruire la propria vita.

Non una moda, ma una scelta personale

Ciò che colpisce di questo fenomeno è che le conversioni e le richieste di battesimo non avvengono attraverso i tradizionali canali di evangelizzazione della Chiesa. Gli stessi vescovi francesi ammettono di essere sorpresi: “Non è frutto dei nostri sforzi missionari, è come se entrassero dalla finestra invece che dalla porta”, ha commentato l’arcivescovo di Limoges.

Le testimonianze dei nuovi battezzati rivelano percorsi profondamente personali, spesso legati a momenti di crisi o di svolta nella vita. Molti raccontano di aver vissuto esperienze spirituali forti in momenti difficili, come un lutto, una malattia, una delusione amorosa. Altri parlano di un’attrazione per la bellezza delle chiese e della liturgia, di un senso di pace trovato nella preghiera. Un giovane catecumeno ha raccontato di essere rimasto colpito dal “Padre Nostro” recitato in una celebrazione, al punto da portare a casa il foglietto liturgico, ritagliarlo e appenderlo sopra il letto. Da quel momento, ha iniziato a pregarlo ogni sera.

Una generazione “lasciata libera” che ora vuole scegliere

Un altro fattore interessante è che molti di questi nuovi credenti provengono da famiglie che, pur avendo una tradizione cristiana, hanno scelto di non trasmettere la fede ai figli, lasciandoli “liberi di decidere da adulti”. Paradossalmente, proprio questa libertà ha creato un senso di vuoto e, in molti casi, una latente amarezza: “Perché i nostri genitori, che hanno ricevuto una formazione cristiana, hanno deciso di non trasmettercela?”.

In questo scenario, emerge una figura chiave: le nonne. Spesso sono loro le uniche ad aver mantenuto una fede viva in famiglia e a lasciare un’impronta spirituale nei nipoti. Molti giovani adulti che oggi si avvicinano al battesimo ricordano con affetto la nonna che insegnava loro a pregare. “Le nonne meritano un premio per la loro fedeltà”, scherza un responsabile del catecumenato.

Il ruolo delle amicizie e della comunità

Non è un caso che molti nuovi battezzati abbiano iniziato il loro cammino di fede grazie all’incontro con un amico credente. Le amicizie giocano un ruolo cruciale, specialmente tra i giovani: in un’epoca in cui il cattolicesimo non è più trasmesso in famiglia, spesso è il contatto con un coetaneo credente che accende la curiosità e il desiderio di approfondire la fede.

Inoltre, il bisogno di appartenenza a una comunità è fortissimo. La società moderna è sempre più individualista, ma i giovani che bussano alla porta della Chiesa cercano qualcosa di più di una fede solitaria: vogliono sentirsi parte di una famiglia spirituale, di una tradizione, di una storia più grande di loro.

Cosa significa tutto questo per la Chiesa?

Di fronte a questo fenomeno, la Chiesa francese è chiamata a una doppia sfida: accogliere questi nuovi credenti e accompagnarli in un cammino autentico di fede, senza ridurlo a una semplice adesione sociologica.

Alcuni vescovi sottolineano che questa nuova ondata di conversioni non è un revival nostalgico, né un tentativo di restaurazione del passato, ma piuttosto l’inizio di qualcosa di nuovo. Questi giovani adulti non portano il peso delle vecchie dispute ecclesiali, non si interessano ai dibattiti su tradizione e modernità, né ai problemi istituzionali della Chiesa. Vogliono Cristo, cercano Dio, senza le sovrastrutture della politica o della cultura religiosa del passato.

Un’opportunità da cogliere

Se da un lato questo risveglio spirituale non è sufficiente a invertire il declino complessivo della pratica religiosa, dall’altro è un segnale chiaro che la sete di Dio non è morta in Francia, anzi, sta riaffiorando in modi sorprendenti.

Forse, anziché chiederci “perché la religione sta tornando?”, dovremmo chiederci: la Chiesa è pronta ad accogliere e guidare questi nuovi credenti? I numeri dei catecumeni dicono che qualcosa di importante sta accadendo. Ora spetta alla comunità cristiana rispondere con credibilità, gioia e testimonianza autentica.