Nel fragore delle esaltazioni da talk show e dei commenti social pieni di ammirazione per Donald Trump, si dimentica troppo spesso chi pagherà davvero il prezzo della sua politica muscolare: le famiglie. Anche italiane. Anzi, soprattutto italiane.
Trump torna sulla scena globale vantando un presunto merito: “con me la guerra in Ucraina sarebbe finita in 24 ore”. Ma il mondo reale, intanto, muore. Le bombe continuano a cadere, anche su ospedali e scuole. I bambini continuano a morire, anche sotto i droni. E mentre l’ex presidente statunitense trasforma il conflitto in uno spot per la sua leadership virile, le sue scelte economiche generano uno tsunami di conseguenze concrete per chi ogni giorno in Italia fa la spesa, paga un mutuo, prova a far studiare i figli o ad assistere un genitore malato.
La denuncia del Codacons è chiara: fino a 4,2 miliardi di euro in più di spesa annua per le famiglie italiane a causa dei dazi USA imposti ai prodotti europei. E questo non è uno scenario ipotetico da think tank. È un effetto tangibile, quasi immediato: cibo più caro, auto meno accessibili, mutui più pesanti. È il paradosso del sovranismo globale: mentre promette di difendere “il popolo”, ne colpisce le vite quotidiane.
Se l’Europa risponde con contromisure, com’è probabile, ci troveremo in una guerra commerciale che non arricchisce nessuno, ma svuota le tasche di chi già fatica ad arrivare a fine mese. L’inflazione potrebbe salire fino al +0,5%, un dato che sulla carta sembra contenuto, ma che nella realtà si traduce in rinunce: un figlio che non può permettersi l’università, un anziano che rinuncia a una badante, una famiglia che sceglie tra il riscaldamento e la spesa settimanale.
Dietro l’applauso facile a Trump c’è allora una pericolosa rimozione della realtà. Come se bastasse l’uomo forte per sistemare il mondo. Ma il mondo non si raddrizza con i pugni sul tavolo. Si governa con la responsabilità, con la cooperazione, con lo sguardo lungo. E soprattutto tenendo conto dei più fragili.
Quando qualcuno oggi esalta Trump, occorre stimmatizzare il prezzo sociale delle sue scelte. Non per ideologia, ma per giustizia. Perché se l’alternativa è un mondo più violento, più diviso, più caro, più incerto, non è un’alternativa: è una minaccia travestita da salvezza.
E le famiglie italiane, già provate da crisi e sacrifici, non possono essere l’ennesima moneta di scambio del populismo globale.