La prassi è fondamentale nella soluzione dei bisogni dei subalterni

Spesso anche in ambito accademico è affiorata la tendenza a mettere in relazione il materialismo con dottrine empiristiche, ma le scuole della trasformazione sociale affermano chiaramente che la concezione materialistica è un’altra cosa rispetto a ciò e che non può essere confusa con una qualsiasi forma di empirismo. Nel dibattito fra ricercatori dell’economia critica ed eterodossa si affronta anche la questione del rapporto della teoria al materialismo (dialettico) connesso alla questione del rapporto materia-movimento. Si afferma che la scienza moderna è soprattutto scienza della natura, per cui solo il pensiero che ha come oggetto il reale, il sensibile e la natura è reale. Il punto fondamentale della tesi  dei critici dell’economia di impostazione marxiana  risiede nella caratterizzazione di un realismo fisico che non è meramente oppositiva alla tendenza fenomenistica, né di tipo ingenuo o metafisico.

E qui con Geymonat: la teoria non può essere sussunta come verità; l’unica verità esiste solamente se applicata nella pratica e nelle applicazioni tecniche e sociali della teoria scientifica.

La riflessione di Geymonat rammenta che ogni nostra contemplazione deve assumere una natura politica. La sua adesione al partito comunista e la partecipazione alla Resistenza non sono coincidenze; esse derivano dalla sua ricerca di uno statuto conoscitivo, di un realismo che esplora la realtà nella sua dimensione dinamica e flessibile, evitando di fossilizzarsi in concezioni assolute.

La prassi della trasformazione sociale non è una rappresentanza delle classi oppresse, ma un vivere dove mezzo e scopo coincidono, superando le categorie dell’economia politica. 

Il problema se al pensiero umano possa essere attribuita una verità oggettiva, non è un problema teorico… bensì un problema pratico: l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà, il potere, la mondanità del suo pensiero. La lite sulla realtà o in realtà di un pensiero che si isola dalla pratica, è un problema puramente scolastico dice Marx nelle Tesi su Feuerbach[1].

Il nostro punto di vista in linea con i maestri della critica all’economia e della filosofia della prassi ( ad esempio tra gli altri si pensi a Geymonat, Prestipino, Piperno, Mazzone) associa in questo senso l’individuo al General Intellect, ossia la memoria collettiva dei saperi umani, operando una trasformazione radicale del senso comune, paragonabile ai mutamenti culturali delle eresie medievali o del Rinascimento. 

La critica sociale, così come l’approccio della critica dell’economia portato avanti dalla nostra Scuola Decoloniale per la Tricontinental del Pluripolarismo è quello di indagare oltre le apparenze, oltre la sterile fenomenologia matematica della politica economica e dei fenomeni connessi, ma indaga le strutture sottostanti al funzionamento del MPC, e non solo. Nella riflessione filosofica e politica odierna, il ruolo della verità nella società contemporanea e della sua relazione con le teorie scientifiche, la prassi e i modelli economici costituisce un nodo centrale: si pensi al ruolo dell’informazione veicolata dai mass media, che risulta distorta e asservita agli interessi del capitale, e seppur viene presentata come scienza della comunicazione, opera in realtà una strategia per consolidare rapporti di potere preesistenti. Le finalità ideologiche del pensiero mainstream mascherano con un’apparente neutralità la vita sociale ed economica, rendendo necessaria l’adozione di un approccio critico rivoluzionario che riconduca il principio di causalità al suo significato storico ed economico. 

Sempre in linea con i Maestri , infatti, l’emancipazione non avviene attraverso rivendicazioni astratte, ma nella capacità concreta di creare il reale e il comune. Contrapponendosi alla logica capitalistica dell’accumulazione e del consumo alienato,  la transizione  oltre la società si manifesta nella produzione di valori d’uso e nella centralità della vita quotidiana, ripensando le città come spazi di autorganizzazione e realizzazione del sé. Con questo approccio, le nostre scuole del pensiero critico radicale non intendono richiamare una nostalgica idea di ritorno al passato, bensì una visione sovversiva per il futuro, una guida per i cosiddetti rivoluzionari smarriti che vogliono strappare la gioia al domani attraverso l’azione presente .

Perciò, la realtà non può essere sussunta o interpretata come un dato statico, con il fine di guidare l’organizzazione politica alle mutevoli condizioni della lotta di classe. Per tale ragione, la Scuola, attraverso i vari testi di studio, mira ad evitare una lettura riduttiva di conflitti politici, sociali, delle contraddizioni economiche che spesso vengono caratterizzate da un approccio astratto e frammentario come purtroppo emerge, ad esempio, dalla visione mainstream e semplificata dei conflitti in Ucraina e in Palestina[2]. La prassi umana influenza direttamente la realtà che diviene così il risultato del rapporto tra condizioni materiali e l’azione soggettiva, come riferisce Lukács, «la realtà marxiana, l’unità del processo storico, parla un linguaggio chiaro»[3], sottolineando come la comprensione della realtà debba basarsi sull’analisi delle sue contraddizioni interne. 

Il carattere dialettico della realtà pone in primo piano il ruolo attivo della soggettività ai fini della trasformazione sociale e della svolta rivoluzionaria, poiché «non si presenterà mai una situazione nella quale i fatti indichino sicuramente e inequivocabilmente la strada della rivoluzione»[4]. Per tale ragione non si può prescindere dalla comprensione delle leggi di sviluppo della società[5], delle condizioni storiche e materiali. 

In particolare, il concetto come visione unitaria delle dimensioni che rappresentano la realtà, trova riscontro anche in Mazzone e Geymonat, che avevano già sottolineato l’importanza di una scienza che non fosse alienata dalla realtà sociale. Per i nostri riferimenti di scuola, la scienza non è un sapere neutrale, ma uno strumento di lotta politica e di trasformazione sociale. Geymonat[6], dal canto suo, ha insistito sull’importanza di un materialismo dialettico che integrasse il fattore soggettivo e oggettivo, proprio come nel pensiero di ogni attore della trasformazione sociale.

Ciò determina e registra  ripercussioni sia sul piano sociale quanto economico, poiché, da una parte, la teoria, si fa capacità critica, di riflessione e di orientamento, lasciando all’innovazione nella prassi il ruolo di guida a scapito del benessere collettivo ed ambientale. 

La pratica della rottura di ogni convenzione e compatibilità con il Modo di Produzione Capitalistico si deve sviluppare, evitando qualsiasi idealizzazione della volontà soggettiva-individuale. 

Questo processo porta la teoria  a confrontarsi e affermarsi con la dinamica della prassi  nel divenire storico capace di seguire i bisogni e le esigenze dettate dalla necessità dei subalterni, invertendo il tradizionale rapporto di subordinazione della prassi alla teoria.


[1] MARX K. (1972), Tesi su Feuerbach, in K. MARX, F. ENGELS, Opere, V, Editori Riuniti, Roma.

[2] RDC (2024), Metodo, Formazione Organizzazione. Materiali per un dibattito militante.

[3] LUKÁCS G. (2023), Che cos’è il marxismo ortodosso?, Bordeaux, Roma.

[4] LUKÁCS G. (2023), Che cos’è il marxismo ortodosso?, Bordeaux, Roma.

[5] RDC (2024), Metodo, Formazione Organizzazione. Materiali per un dibattito militante.

[6]