C’è una data, il 25 marzo, che nell’apparente quiete di inizio primavera, squarcia il tempo con un verso immortale: “Nel mezzo del cammin di nostra vita”. È il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, scelto non per caso, ma perché secondo filologi e studiosi, proprio in quel giorno avrebbe avuto inizio il viaggio ultraterreno della Divina Commedia: la discesa nell’inferno del mondo per poi risalire, attraverso la purificazione e la luce, fino al cuore di Dio.
Celebrarlo oggi non è soltanto un esercizio di memoria culturale. È un gesto di resistenza. In un’epoca che ha perso l’ordine dei cieli e vive spesso disorientata tra le tenebre dell’informazione e del potere, Dante resta una bussola.
Il suo viaggio non è solo medioevale, né solo letterario. È umano, esistenziale, universale. Dante è l’uomo che cade, si smarrisce, si interroga, si converte, ama, lotta, contempla. E chi non si ritrova almeno una volta, oggi come allora, in una selva oscura, dove “la diritta via era smarrita”?
Il poeta fiorentino è, in fondo, il nostro contemporaneo più antico. Parla del potere che corrompe, dell’avidità che brucia, della giustizia che deve esistere oltre i tribunali umani. E poi parla d’amore, non come sentimento liquido, ma come forza cosmica che “move il sole e l’altre stelle”. C’è qualcosa di rivoluzionario e necessario in tutto questo.
In un’Italia che spesso dimentica i propri maestri e perde la voce dei poeti, il Dantedì è un atto politico e spirituale. È dire che la lingua è casa, che il pensiero è resistenza, che la bellezza è verità. È affermare che l’uomo può ancora essere pellegrino, e non solo consumatore.
Dante ci insegna che la salvezza non è automatica, ma si cerca. Che ogni Inferno può essere attraversato se si ha una guida (Virgilio), una memoria (Beatrice), una fede (l’ascesa), e soprattutto una coscienza che vuole risvegliarsi.
Nel mezzo del cammin di questo secolo smarrito, Dante ci aspetta. Non nei musei, ma nelle nostre scelte. Perché il suo viaggio è il nostro. E il Dantedì non è nostalgia del passato, ma invito urgente a ricominciare.
Quani ricordi del liceo…