Papa Francesco domani torna a Casa Santa Marta dopo 37 giorni di ricovero presso il Policlinico Gemelli, che lo ha visto affrontare una grave crisi respiratoria dovuta a una polmonite bilaterale. Questa notizia giunge attesa e consolante per tutta la Chiesa e il mondo, che hanno seguito con apprensione e affetto la lunga permanenza del Pontefice in ospedale.

Le condizioni del Papa sono definite stabili dai medici che lo hanno curato con dedizione straordinaria, coordinati dal professor Sergio Alfieri. È stato lo stesso Alfieri a spiegare che il Santo Padre è stato un paziente «esemplare» nella disciplina con cui ha seguito le cure, manifestando sempre pazienza e spirito di collaborazione.

Nonostante la stabilità raggiunta, Francesco dovrà affrontare almeno due mesi di convalescenza protetta, durante la quale continuerà la fisioterapia motoria e respiratoria. La malattia ha inciso profondamente, facendo perdere al Papa peso e temporaneamente anche la voce. I medici, tuttavia, rassicurano: la polmonite è ormai sotto controllo e anche la capacità di parlare sarà recuperata in tempi brevi, sebbene il recupero completo richiederà pazienza e riposo assoluto.

Il messaggio di una fragilità condivisa

La prova che il Papa ha vissuto in queste settimane, con due episodi critici in cui è stato in pericolo di vita, ci riporta a una verità umana essenziale che Francesco non ha mai mancato di sottolineare durante il suo pontificato: la fragilità umana è una condizione che tutti condividiamo, e proprio attraverso la nostra vulnerabilità si manifesta spesso la vicinanza misericordiosa di Dio.

In queste settimane di malattia, Francesco ha vissuto personalmente ciò che tante volte ha predicato, cioè il valore della preghiera, della pazienza e della solidarietà. I momenti più difficili, riferiscono i medici, sono stati superati anche grazie al suo straordinario senso dell’umorismo e alla sua fede autentica e concreta.

Il ritorno a Santa Marta e il cammino verso Pasqua

Domani, domenica 23 marzo, Francesco desidera affacciarsi ancora una volta dal decimo piano del Gemelli per salutare e benedire i fedeli in occasione dell’Angelus, un gesto simbolico già vissuto da lui stesso nel 2021 e in passato anche da san Giovanni Paolo II, che aveva definito il Gemelli scherzosamente «il Vaticano III». Sarà un segno potente di vicinanza alla comunità ecclesiale e al mondo intero, che lo ha accompagnato incessantemente con la preghiera.

La prossima Pasqua si avvicina rapidamente e sarà certamente diversa, più silenziosa, per il Pontefice. Il Vaticano fa sapere che la sua partecipazione ai riti pasquali sarà valutata giorno per giorno, con grande prudenza, rispettando le indicazioni dei medici. La Pasqua di quest’anno per Papa Francesco, dunque, non sarà solo quella liturgica, ma anche una personale Pasqua di guarigione e rinascita, vissuta nella semplicità e nell’umiltà, proprio secondo lo stile che ha sempre caratterizzato il suo ministero petrino.

Una Chiesa che prega e aspetta

La vicenda personale di Francesco ci riporta ai tempi delle grandi prove di Giovanni Paolo II, che proprio dal Gemelli visse pagine memorabili di testimonianza cristiana. Anche Benedetto XVI, pur in modi diversi, ha mostrato la bellezza e la grandezza di una Chiesa capace di farsi umile di fronte al limite umano. Francesco continua questa testimonianza, ricordando a tutti che la forza della Chiesa non è nella potenza, ma nella capacità di vivere con fiducia e speranza anche i momenti più duri.

Questi giorni di attesa ci lasciano quindi un insegnamento prezioso: nella fragilità c’è spazio per l’incontro più vero con Dio e con gli altri. Da Papa Francesco ci arriva ancora una volta la testimonianza che la forza del cristiano risiede proprio nella capacità di vivere con serenità anche la prova più dura, accompagnati dalla certezza che Dio cammina con noi.

Non ci resta che accompagnare Francesco con la preghiera, nella certezza che il suo ritorno a Santa Marta non sarà solo un ritorno fisico a casa, ma un messaggio di speranza per tutta la Chiesa e per l’umanità intera.