Papa Francesco domani tornerà ad affacciarsi dal decimo piano del Policlinico Gemelli per il consueto saluto e benedizione dopo l’Angelus domenicale. Un gesto significativo, anche nella sua semplicità, che si iscrive nella scia di precedenti ormai storici, divenuti simbolici proprio perché capaci di portare la Chiesa fuori dalle mura vaticane per entrare nella dimensione della sofferenza umana e della cura.
Non è infatti la prima volta che Francesco pronuncia l’Angelus dal Gemelli: già il 4 e l’11 luglio del 2021, durante il primo ricovero per un intervento chirurgico al colon, il Papa argentino aveva scelto quella finestra per mostrare ai fedeli che il pontefice resta pastore ovunque si trovi, anche quando la salute è fragile.
Ma Francesco non è stato il primo Papa a trasformare il Gemelli in un simbolo di prossimità nella malattia: prima di lui, san Giovanni Paolo II aveva affettuosamente ribattezzato questo policlinico il «Vaticano numero tre», in riferimento ai lunghi periodi che vi trascorse durante i suoi ripetuti ricoveri, tra cui spiccano quelli del 1981, dopo l’attentato del 13 maggio, e quelli del 1992 e del 1996 per vari interventi chirurgici. In quelle occasioni, Wojtyła si affacciò più volte dalla finestra del decimo piano, creando un rito e mostrando al mondo la sua forza anche nella sofferenza.
Più breve e discreta, ma ugualmente significativa, la presenza di Benedetto XVI, ricoverato al Gemelli solo per brevi periodi e senza mai recitare pubblicamente l’Angelus, preferendo la riservatezza che caratterizzava il suo pontificato.
Il gesto di Francesco, dunque, ha una forte valenza ecclesiale: testimonia una continuità spirituale con i predecessori e manifesta una Chiesa che non si nasconde davanti alla fragilità, ma anzi la vive e la trasforma in segno evangelico. Non a caso, mentre domani il testo della preghiera mariana sarà distribuito ai fedeli nella forma scritta, come nelle scorse settimane di ricovero, Francesco non rinuncerà ad affacciarsi per offrire un saluto personale ai fedeli e impartire una benedizione.
In questo modo il Papa argentino mostra una volta di più il volto di una Chiesa vicina, capace di condividere con semplicità e umiltà anche la fatica della malattia, nella certezza che il Vangelo passa soprattutto da una testimonianza vissuta, autentica e vicina alle persone.
Mentre le sue condizioni migliorano, l’immagine di Francesco alla finestra del Gemelli sarà domani, ancora una volta, un simbolo potente di umanità e di speranza.