Un profilo culturale del grande intellettuale del Benin e della sua opera “African Philosophy: Myth and Reality”

Nel vasto panorama del pensiero africano contemporaneo, un nome emerge con forza per la radicalità della sua posizione, la lucidità della sua analisi e il coraggio con cui ha sfidato le narrazioni dominanti, sia occidentali che autoctone: Paulin J. Hountondji. Nato nel 1942 a Abidjan, in Costa d’Avorio, da genitori beninesi, Hountondji è stato uno dei primi filosofi africani a porsi la domanda, scomoda ma fondamentale: esiste davvero una “filosofia africana”? E se sì, in che forma deve esistere per non essere una caricatura culturale o un prodotto colonizzato?

Un filosofo formato in Occidente, ma radicato in Africa

Dopo aver studiato alla Sorbona con Paul Ricœur e Louis Althusser, Hountondji avrebbe potuto rimanere nell’accademia francese. Invece scelse di tornare in Benin, dove insegnò filosofia all’università nazionale e si impegnò nella costruzione di una cultura africana critica e autonoma. È qui che prende forma la sua opera più influente: African Philosophy: Myth and Reality (1976, riedizione ampliata nel 1983 e 1996).

African Philosophy: Myth and Reality

La critica all’etnofilosofia

Il cuore polemico del libro è la critica durissima alla cosiddetta “etnofilosofia”, cioè l’idea, largamente diffusa dagli anni ‘50 in poi, che il pensiero africano potesse essere identificato con proverbi, miti, racconti orali, visioni cosmologiche tramandate dalla tradizione tribale. Opere come Bantu Philosophy di Placide Tempels (un missionario belga) avevano sostenuto che l’Africa possedesse una filosofia “comunitaria”, impersonale, priva di soggetti pensanti individuali. Hountondji smaschera questa visione come un costrutto coloniale, che riduce il pensiero africano a folclore e lo priva di capacità critica.

“L’etnofilosofia è una filosofia scritta da altri sull’Africa, non dagli africani su se stessi.”

— P. Hountondji, African Philosophy: Myth and Reality

Filosofia come attività critica e individuale

Per Hountondji, la filosofia è un’attività critica, razionale e riflessiva, non una serie di credenze collettive. È ciò che accade quando un soggetto si assume la responsabilità di pensare, argomentare, problematizzare. Solo se gli africani iniziano a pensare con voce propria, senza paura di usare gli strumenti della ragione e del dibattito, si può parlare di una vera “filosofia africana”.

In questo senso, Hountondji non rifiuta la tradizione, ma invita a rileggerla criticamente, con gli strumenti della filosofia contemporanea e della scienza, senza inchinarsi a un’identità “autentica” imposta dall’esterno.

Un pensiero per la decolonizzazione del sapere

Il pensiero di Hountondji ha avuto una risonanza profonda nel dibattito sulla decolonizzazione del sapere. Ha influenzato il rifiuto di ogni “esotismo filosofico” e ha spinto numerosi pensatori africani (come Valentin-Yves Mudimbe e Souleymane Bachir Diagne) a cercare un equilibrio tra radici culturali e universalità critica.

Hountondji non accetta che la filosofia africana debba essere “alternativa” a quella occidentale, come se il continente non potesse produrre logica, epistemologia, politica, etica in senso pieno. La sua è una chiamata alla responsabilità intellettuale: non possiamo rifugiarci nella tradizione per evitare la fatica del pensare.

L’eredità e l’attualità

Negli anni successivi, Hountondji ha continuato a lavorare su questioni legate alla scienza africana, alla ricerca accademica, alla democrazia del sapere. È stato anche ministro della cultura e dell’istruzione superiore nel suo paese, impegnandosi in prima persona nella liberazione istituzionale del pensiero africano.

Oggi, African Philosophy: Myth and Reality è considerato un classico del pensiero africano, e viene studiato in tutto il mondo nei corsi di filosofia interculturale e post-coloniale. In un’epoca in cui si parla molto di “voci plurali”, Hountondji ci ricorda che la pluralità non è una collezione di differenze folkloriche, ma un campo di confronto tra intelligenze libere.

Un pensiero per oggi

Nel mondo globalizzato, dove le disuguaglianze epistemiche si sommano a quelle economiche, il pensiero di Hountondji è più vivo che mai. Contesta ogni pensiero pigro, ogni auto-compiacimento identitario, ogni approccio culturale paternalista. E ci chiede: stiamo davvero pensando con la nostra testa?

O stiamo solo ripetendo parole ereditate, magari con accenti locali, ma senza la fatica del pensiero?