La telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump ha prodotto un risultato che può sembrare, a prima vista, un primo passo verso la fine della guerra in Ucraina. Il Cremlino ha dichiarato che la Russia è disposta a fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine per 30 giorni, ma solo a condizione che l’Ucraina faccia lo stesso. Tuttavia, questo annuncio nasconde più una mossa strategica che un reale impegno per la pace.

Un cessate il fuoco parziale e condizionato

L’Ucraina aveva già accettato una tregua di 30 giorni su sollecitazione dell’amministrazione Trump, a patto che la Russia facesse lo stesso. Ma la posizione di Putin, che rifiuta un cessate il fuoco incondizionato e mantiene aperta la possibilità di attaccare obiettivi militari, rivela un obiettivo più ampio: continuare a esercitare pressione su Kyiv senza fermare realmente il conflitto. Il compromesso proposto da Mosca non include la cessazione delle ostilità contro le città ucraine, i porti e le infrastrutture critiche, il che significa che la guerra continuerà in altre forme.

Le vere richieste di Putin: concessioni inaccettabili per Kyiv

Il Cremlino ha ribadito che una pace duratura dipende dalla fine totale degli aiuti militari all’Ucraina. Questa condizione è irrealistica, perché significherebbe di fatto la resa di Kyiv e il riconoscimento dell’occupazione russa su circa il 20% del territorio ucraino. Inoltre, Putin ha chiesto il blocco della mobilitazione e della riqualificazione dell’esercito ucraino, un’altra richiesta che Kyiv non può accettare senza compromettere la propria sicurezza.

Trump e la strategia della “normalizzazione” con la Russia

Per Trump, questa telefonata rappresenta un tentativo di mediazione che potrebbe avvicinare gli Stati Uniti a una posizione meno interventista nel conflitto. Tuttavia, la vaghezza con cui la Casa Bianca ha descritto la conversazione e l’assenza di riferimenti ai dettagli territoriali suggeriscono che l’amministrazione americana voglia evitare di inimicarsi Kyiv. La promessa di “negoziati tecnici” per una cessazione delle ostilità nel Mar Nero sembra più una concessione diplomatica che una soluzione concreta.

La strategia russa: guadagnare tempo

Ciò che emerge con chiarezza è che Putin sta cercando di guadagnare tempo. Limitare temporaneamente gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine serve anche a proteggere i propri impianti petroliferi, sempre più nel mirino di Kyiv. Inoltre, la Russia potrebbe sfruttare questa pausa per riorganizzare le proprie forze, rafforzare le linee difensive e mantenere la pressione sui negoziati futuri. La storia ci insegna che Mosca ha spesso utilizzato il negoziato come strumento per consolidare i suoi guadagni territoriali senza mai cedere realmente terreno.

Un’illusione di pace

Il presunto passo avanti nei negoziati è in realtà un’illusione. Finché Mosca pone condizioni inaccettabili e mantiene la possibilità di continuare la guerra con altri mezzi, il conflitto non è vicino alla risoluzione. Questa mossa diplomatica potrebbe servire più agli interessi politici di Trump e Putin che a una reale prospettiva di pace per l’Ucraina.