Il 24 marzo non è solo una data nel calendario, ma una ferita incisa nella memoria della coscienza umana. In questo giorno del 1980, mentre celebrava l’Eucaristia all’altare dell’ospedale della Divina Provvidenza a San Salvador, veniva assassinato mons. Óscar Arnulfo Romero, arcivescovo della capitale, voce scomoda, pastore dei poveri, martire della verità. Il proiettile che lo trafisse non colpì soltanto un uomo, ma cercò di spegnere una voce profetica che aveva osato dire ciò che molti preferivano ignorare: che i poveri sono la carne di Cristo, e che i governi che calpestano i loro diritti non possono invocare la benedizione di Dio.
Le Nazioni Unite hanno scelto la data dell’assassinio di Mons. Oscar Romero, oggi santo canonizzato, per istituire la Giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime. Un giorno che non è nostalgia, ma dovere. Non solo commemorazione, ma appello.
E se guardiamo al mondo di oggi, il grido di Romero ci chiede di volgere lo sguardo verso un angolo sempre più buio dell’America Latina: questa volta non il Salvador ma il Nicaragua.
In questa terra, un tempo feconda di speranze rivoluzionarie, oggi domina un potere che ha trasformato il sogno in incubo, il riscatto popolare in repressione sistematica. Daniel Ortega, un tempo leader sandinista contro la dittatura di Somoza, è oggi egli stesso divenuto l’artefice di un sistema autoritario che ha messo al bando la libertà, compresa quella religiosa.
Sì, perché in Nicaragua oggi per celebrare la Messa un prete deve chiedere il permesso al governo. Non è fantascienza distopica. È realtà. Una realtà che avrebbe indignato Romero, che lo avrebbe visto ancora una volta al fianco del popolo, non dietro le paratie del potere. Oggi sacerdoti vengono incarcerati, vescovi costretti all’esilio, congregazioni espulse, chiese sorvegliate. Il governo di Ortega teme il Vangelo, perché sa che là dove si predica davvero, non c’è spazio per la menzogna. Dove si celebra Cristo, non si tollera la dittatura.
Ma il punto più tragico non è solo la persecuzione, quanto il silenzio. Quel silenzio che — ancora oggi — circonda le vittime dei regimi autoritari, che le rende doppiamente vittime: prima della violenza, poi dell’oblio. Ecco perché questa Giornata internazionale è tanto urgente. Perché la verità non è un lusso, ma un diritto. Perché la memoria delle vittime non è una cortesia, ma un atto di giustizia.
La verità non si negozia. La si cerca, la si grida, la si custodisce. Ed è scandaloso che nel cuore del XXI secolo, in una nazione che si dice repubblica e popolare, un vescovo non possa amministrare i sacramenti senza il benestare dell’apparato statale, come se la grazia divina avesse bisogno del timbro dell’ufficio politico.
Romero, oggi, non tace. Parla ancora. Il suo sangue è seme. Il suo nome è scolpito nel cuore dei popoli che non si piegano. E a chi gli chiede se vale la pena morire per la verità, lui risponderebbe con le sue stesse parole: “Se mi uccidono, risorgerò nel popolo salvadoregno”.
Ma oggi, un popolo del centroamerica, il popolo nicaraguense non ha solo bisogno di resurrezione. Ha bisogno che il mondo si accorga che sta morendo. Che i suoi pastori vengono messi a tacere o esiliati, che i suoi fedeli sono controllati, schedati, puniti. Che l’altare è diventato trincea. Che l’Eucaristia è atto di resistenza.
Questa giornata non può essere ridotta a un comunicato o a una dichiarazione di intenti. Deve diventare coscienza viva, indignazione attiva, pressione internazionale. Perché il diritto alla verità è il primo passo verso ogni altra libertà. E la dignità delle vittime non si difende solo con le parole, ma con scelte chiare.
Oggi, dunque, ricordando Romero, ricordiamo anche chi come lui sta pagando con la libertà, con l’esilio o con la vita la fedeltà al Vangelo e alla coscienza. In Nicaragua, ma anche altrove. In ogni luogo dove la verità è censurata, la fede sorvegliata, la libertà disprezzata.
La verità, come la speranza, non muore mai del tutto. Ma ha bisogno che qualcuno continui a raccontarla. Anche a costo di pagare un prezzo. Anche a costo di restare solo. Anche — come Romero — a costo della vita.
Gracias por este recuerdo. ¡Oremos por Centroamérica!