La fuga di corrispondenza interna riapre le domande sulla cultura politica dell’estrema destra tedesca. Alice Weidel ne incarna una contraddizione: una biografia cosmopolita e una famiglia lontana dal modello privilegiato dal suo partito. Ma la questione decisiva riguarda gli elettori: che cosa ricevono, oltre alla soddisfazione di punire chi li ha delusi?
Un partito si presenta agli elettori attraverso un programma, un simbolo, un volto. Talvolta, però, sono le comunicazioni che non aveva intenzione di pubblicare a imporre le domande più scomode. Per Alternative für Deutschland, la fuga di centinaia di migliaia di email apre una distanza da spiegare fra l’immagine offerta al pubblico e ciò che sarebbe circolato nei suoi ambienti.
L’AfD ha confermato un attacco informatico avvenuto a settembre contro un fornitore di servizi utilizzato dal partito. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, sarebbero state pubblicate oltre 420 mila email. La dirigenza sostiene che molti degli account coinvolti fossero vecchi o inattivi e ha annunciato verifiche sul materiale diffuso.
Nel resoconto di Repubblica, che richiama le verifiche di testate tedesche, compaiono riferimenti a Hitler, simbologie naziste, espressioni antisemite e messaggi disumanizzanti contro i migranti. Alcune comunicazioni riguarderebbero anche segnalazioni e accuse interne verso esponenti locali. È una distinzione necessaria: ricevere una denuncia su un comportamento non equivale ad approvarlo. Diventa quindi essenziale capire chi scrivesse, a chi, in quale contesto e con quali conseguenze.
L’origine illecita della sottrazione dei dati richiede un’indagine. Il contenuto autentico delle comunicazioni, una volta verificato, richiede risposte politiche. Le due responsabilità possono essere affrontate insieme. Presentarsi soltanto come vittime degli hacker non spiega come il partito abbia reagito agli eventuali episodi di estremismo segnalati al proprio interno.
In Germania, poi, Hitler e le svastiche hanno un significato storico preciso. Quando ricompaiono nella comunicazione politica, la questione riguarda la capacità di riconoscere e respingere una tradizione di persecuzione e sterminio. Un’organizzazione che domanda fiducia per governare deve mostrare quali limiti imponga ai propri militanti e dirigenti, anche quando farlo comporta perdere consenso.
Il volto più riconoscibile di questa richiesta di fiducia è Alice Weidel. Economista, con un passato nella finanza internazionale, Weidel ha lavorato per Goldman Sachs e vissuto in Asia. La sua biografia appartiene a quel mondo istruito e mobile che può attraversare frontiere, lingue e mercati. Vive con la compagna Sarah Bossard, nata in Sri Lanka e cresciuta in Svizzera; insieme hanno due figli.
La sua vita personale è conforme ai principi di una destra conservatrice? La risposta dipende da quali principi si considerano. Un orientamento economico liberale o una preferenza per politiche migratorie restrittive possono essere sostenuti anche da una persona omosessuale. Nessuna identità privata determina automaticamente una collocazione politica.
La tensione diventa concreta quando si confronta la sua famiglia con il modello indicato dall’AfD: padre, madre e figli, assunto come riferimento privilegiato della politica familiare. Questa impostazione compare nei documenti programmatici del partito e nelle linee elaborate dal suo gruppo parlamentare.
È qui che si trova la domanda pubblica, senza bisogno di trasformare la compagna e i figli di Weidel in bersagli polemici. Quale riconoscimento e quali tutele il partito propone per famiglie come la sua? La libertà di organizzare la propria vita, di cui la dirigente beneficia, viene riconosciuta con la stessa convinzione alle persone che non hanno il suo potere?
Neppure la nascita della compagna in Sri Lanka dimostra, da sola, l’incoerenza di ogni posizione sull’immigrazione. Sarebbe un argomento troppo facile. Più significativo è interrogarsi sulla distanza fra la mobilità internazionale vissuta dalle élite e il modo in cui vengono rappresentati gli spostamenti delle persone povere. Per chi dispone di denaro e qualifiche, attraversare una frontiera diventa spesso un’opportunità; per chi cerca protezione o lavoro, può diventare il tratto dominante con cui viene giudicata tutta la sua esistenza.
La contraddizione politica emerge quando la complessità della propria biografia viene riconosciuta come naturale e quella degli altri viene ridotta a una minaccia.
Ma fermarsi ad Alice Weidel significherebbe lasciare sullo sfondo la domanda più importante: che cosa può ottenere un elettore popolare affidandosi all’AfD?
Una risposta esiste, ed è troppo semplice liquidarla come stupidità. Può ottenere la sensazione di essere finalmente ascoltato. Può vedere rappresentata la propria paura per la sicurezza, la perdita di un lavoro, il declino del territorio, l’insufficienza dei servizi. Può usare il voto per costringere gli altri partiti a occuparsi di problemi a lungo minimizzati. E può provare soddisfazione nel punire una classe dirigente che ritiene distante.
Per questo l’espressione “popolo bue” rischia di assolvere proprio chi avrebbe dovuto rappresentarlo. Se l’elettore viene descritto come incapace di capire, nessuno deve più domandarsi perché abbia smesso di fidarsi. Il disprezzo culturale può diventare un ottimo alleato della destra radicale: conferma ai suoi sostenitori che gli avversari li considerano inferiori.
Rispettare gli elettori, però, significa anche prendere sul serio i risultati materiali delle proposte che vengono loro offerte.
Uno studio dello ZEW sui programmi per le elezioni federali del 2025 ha rilevato che le riduzioni fiscali proposte dall’AfD, come quelle di FDP e CDU/CSU, favorirebbero soprattutto i redditi più elevati. Si tratta di simulazioni di proposte, non del bilancio di un governo AfD. Sono tuttavia un’indicazione importante: il linguaggio della rivolta contro le élite può convivere con misure che avvantaggiano maggiormente chi possiede già più risorse.
Un lavoratore dovrebbe dunque poter chiedere quanto guadagnerebbe, quali servizi verrebbero finanziati, come sarebbe protetta la sua pensione, chi pagherebbe gli sgravi e quali investimenti arriverebbero nel suo territorio. La politica dell’identità deve essere sottoposta alle stesse domande concrete rivolte a ogni altro programma.
La soddisfazione di vedere umiliato un avversario dura una sera. L’affitto torna il mese successivo.
Qui le sinistre hanno responsabilità che nessuna denuncia dell’estrema destra può cancellare. Dove hanno accettato la precarietà come inevitabile, trascurato il lavoro industriale, lasciato crescere il costo dell’abitare o risposto con superiorità alle paure dei cittadini, hanno indebolito il proprio rapporto con le classi popolari. Dove hanno difeso diritti sacrosanti senza collegarli alla sicurezza economica, hanno lasciato che fossero percepiti come un discorso separato dalla vita quotidiana.
In Germania, naturalmente, queste responsabilità vanno distribuite secondo le decisioni effettive e la storia delle coalizioni: i governi conservatori, liberali e socialdemocratici hanno concorso, in modi diversi, a formare il presente. Attribuire ogni fallimento alla “sinistra” sarebbe un’altra semplificazione utile alla propaganda.
Resta un vuoto che la destra radicale sa occupare. A chi teme di perdere posizione, offre un’appartenenza; a chi cerca una spiegazione, indica un responsabile; a chi non si sente rispettato, promette una rivincita. Sono benefici politici ed emotivi reali. Il problema nasce quando sostituiscono stabilmente il miglioramento delle condizioni di vita.
Per una sensibilità cristiana, il criterio rimane la dignità concreta delle persone: di chi ha paura e di chi viene indicato come causa della paura, di chi perde il lavoro e di chi arriva cercandone uno. Una comunità si difende rendendo possibile vivere insieme con giustizia, sicurezza e responsabilità.
Le email dell’AfD chiedono quindi chiarezza sulla cultura del partito. La biografia di Weidel chiede coerenza fra libertà vissute e politiche proposte. Agli elettori spetta una domanda ancora più esigente: dopo avere raccolto la mia rabbia, che cosa farete della mia vita?
È su questa risposta che una forza politica dovrebbe essere giudicata. E su quella stessa domanda dovrebbero tornare a lavorare le sinistre che hanno smesso di farsela rivolgere.
