Da Kimberly Guilfoyle, dimessasi dall’ambasciata in Grecia, alla nuova portavoce Katie Zacharia: incarichi, avvicendamenti, controversie e piccoli incidenti davanti alle telecamere. Una ricognizione delle principali protagoniste del secondo mandato, aggiornata al 14 ottobre 2026.
Il primo briefing di Katie Zacharia alla Casa Bianca ha coinciso con l’uscita di Kimberly Guilfoyle dall’ambasciata americana ad Atene. La nuova portavoce ha annunciato la richiesta di dimissioni; l’ambasciatrice le ha presentate, respingendo le accuse che l’avevano investita. Due carriere incrociate nello stesso pomeriggio, dentro un’amministrazione che nel 2026 ha già cambiato diversi dei suoi volti femminili più riconoscibili.
La ricognizione comprende Casa Bianca, governo e diplomazia: donne con poteri e percorsi diversi, entrate nell’amministrazione attraverso la politica, la televisione, le professioni o la cerchia presidenziale.
Kimberly Guilfoyle: l’uscita da Atene
Il 13 ottobre 2026 Kimberly Guilfoyle ha lasciato l’incarico di ambasciatrice degli Stati Uniti in Grecia su richiesta della Casa Bianca. Al centro delle inchieste giornalistiche figurano la promozione di un gruppo economico greco, viaggi su aerei privati e una richiesta di centomila dollari a un donatore. Guilfoyle ha negato gli illeciti e annunciato che difenderà la propria reputazione.
Ex procuratrice ed ex conduttrice televisiva, già legata sentimentalmente a Donald Trump Jr., era arrivata ad Atene con un accesso privilegiato alla famiglia presidenziale. La sua presenza aveva accompagnato iniziative nei settori della difesa e dell’energia. Dopo le dimissioni, il vicecapo missione Josh Huck è diventato il riferimento operativo dell’ambasciata.
Kristi Noem: dalla Sicurezza interna alla rimozione
Il 5 marzo 2026 Trump ha annunciato la rimozione di Kristi Noem dalla guida del Dipartimento della Sicurezza interna, indicando il senatore Markwayne Mullin come successore.
Fra i dossier che avevano messo in difficoltà la ministra c’erano le operazioni federali a Minneapolis, durante le quali erano stati uccisi due cittadini americani, e una campagna pubblicitaria da 220 milioni di dollari sulla sicurezza delle frontiere. Gli spot, nei quali compariva Noem, avevano suscitato domande bipartisan sulle spese e sull’assegnazione dei contratti. Trump disse a Reuters di non averli autorizzati.
La campagna, pensata per promuovere la linea dell’amministrazione, era così diventata uno dei principali argomenti delle audizioni parlamentari sulla sua gestione.
Pam Bondi: la caduta sul dossier Epstein
Il 2 aprile 2026 Pam Bondi è stata rimossa dall’incarico di procuratrice generale. Trump ha affidato la guida ad interim del Dipartimento della Giustizia al vice Todd Blanche.
Il caso Epstein aveva occupato una parte crescente del suo mandato. La presentazione pubblica dei documenti, le aspettative su nuove rivelazioni e le successive contestazioni sulla completezza delle pubblicazioni avevano prodotto critiche anche nell’area conservatrice. Parlamentari e rappresentanti delle vittime avevano chiesto chiarimenti sulle omissioni e sulla gestione dei dati sensibili. Il dipartimento aveva respinto le accuse di occultamento intenzionale.
Lori Chavez-DeRemer: dimissioni durante un’indagine interna
La segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer si è dimessa il 20 aprile 2026, mentre l’ispettore generale del dipartimento indagava su presunte condotte improprie, comprese contestazioni sull’impiego delle risorse pubbliche per viaggi personali.
La Casa Bianca ha annunciato il suo passaggio al settore privato; il vice Keith Sonderling ha assunto l’incarico ad interim. Entrata nel governo nel marzo 2025, Chavez-DeRemer aveva ottenuto consensi anche oltre il Partito repubblicano e sostegno da importanti organizzazioni sindacali.
Tulsi Gabbard: il congedo dall’intelligence
Tulsi Gabbard ha annunciato il 22 maggio che avrebbe lasciato la direzione dell’intelligence nazionale il 30 giugno 2026. Nella lettera a Trump ha spiegato di voler assistere il marito, al quale era stata diagnosticata una rara forma di tumore osseo.
Reuters ha riferito anche di insoddisfazione nei suoi confronti all’interno della Casa Bianca. Trump, pubblicamente, ne ha elogiato il lavoro. La guida ad interim è stata affidata ad Aaron Lukas.
Ex deputata democratica, Gabbard aveva compiuto uno dei passaggi politici più vistosi fra le donne scelte da Trump, entrando nel suo gruppo di transizione già durante la campagna elettorale del 2024.
Karoline Leavitt: lascia il leggio, resta nell’orbita presidenziale
Il 27 agosto 2026 è stato l’ultimo giorno di Karoline Leavitt come portavoce della Casa Bianca. Aveva annunciato di voler dedicare più tempo ai due figli piccoli, dopo la nascita della seconda, avvenuta in maggio.
Trump e Leavitt hanno presentato il passaggio come la prosecuzione di una collaborazione dall’esterno, nella comunicazione e nell’attività politica. Al momento dell’ingresso alla Casa Bianca, a 27 anni, era stata la persona più giovane a ricoprire l’incarico.
Nell’ultimo incontro con i giornalisti ha detto che le sarebbero mancati: un saluto insolito dopo mesi di confronti spesso accesi davanti alle telecamere.
Katie Zacharia: la nuova arrivata e il lapsus al debutto
Trump ha scelto Katie Zacharia il 9 ottobre. L’ingresso in servizio è avvenuto il 12 ottobre, seguito il giorno successivo dal primo briefing.
Zacharia proviene da Trump Media & Technology Group, la società di Truth Social, dove lavorava nella comunicazione. In precedenza era stata brevemente portavoce del Dipartimento della Sicurezza interna e commentatrice sulle reti conservatrici.
Il primo appuntamento con la stampa è durato circa quattordici minuti, con tre domande. Il Wall Street Journal ha raccontato anche il lapsus diventato subito virale: parlando del marito, Zacharia ha detto “my president”. Trump ha promosso la sua prima apparizione.
Madre di quattro figli, ha spiegato che la famiglia si trasferirà dalla California a Washington. Fra i primi temi affrontati dai giornalisti c’è stato proprio l’equilibrio fra il nuovo lavoro e la vita familiare.
Linda McMahon: quando l’intelligenza artificiale diventò una salsa
Fra gli episodi più leggeri resta quello di Linda McMahon, protagonista nell’aprile 2025 di un intervento sul futuro dell’istruzione. Parlando di intelligenza artificiale, pronunciò ripetutamente “A1” al posto di “AI”.
Il marchio americano di salsa A.1. approfittò della coincidenza, pubblicando una bottiglia con un’etichetta dedicata all’istruzione. Un errore di pronuncia si trasformò così in una piccola campagna pubblicitaria, rilanciata sui social.
Susie Wiles e Brooke Rollins: due presenze confermate
Nella macchina della Casa Bianca continua a lavorare Susie Wiles, capo di gabinetto e figura centrale nell’organizzazione presidenziale. Le comunicazioni ufficiali di ottobre la indicano ancora nel suo incarico. Il suo lavoro si svolge soprattutto nel coordinamento interno, con un’esposizione pubblica assai inferiore a quella delle portavoce.
Brooke Rollins resta alla guida dell’Agricoltura. Nei comunicati del dipartimento di inizio ottobre è impegnata sui provvedimenti riguardanti il costo del diesel agricolo e sulle iniziative per le cooperative.
Il calendario degli avvicendamenti concentra dunque diverse uscite nel 2026: Noem in marzo, Bondi e Chavez-DeRemer in aprile, Gabbard in giugno, Leavitt in agosto, Guilfoyle in ottobre. L’arrivo più recente è quello di Zacharia, che ha trovato sul tavolo, insieme al primo briefing, anche l’annuncio delle dimissioni dell’ambasciatrice.
La fotografia cambia rapidamente. A fissarla restano date, incarichi e dichiarazioni; a renderla riconoscibile al grande pubblico, qualche volta, basta una sigla sbagliata o un lapsus di pochi secondi.
