Il linguaggio dell’Apocalisse entra nel dibattito sull’intelligenza artificiale, mentre le piattaforme private acquistano un peso crescente nelle infrastrutture pubbliche. Una lettura cattolica parte da una domanda concreta: chi custodisce la dignità della persona quando il potere si concentra nelle mani di chi controlla i dati?

C’è un passaggio nel dibattito sull’intelligenza artificiale che merita particolare attenzione da parte dei cattolici: quello in cui la tecnologia comincia a rivestirsi di un’autorità religiosa. Quando la promessa dell’innovazione diventa una promessa di salvezza, e la richiesta di limiti viene interpretata come una minaccia quasi demoniaca, la discussione coinvolge direttamente la fede. Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir, rappresenta uno dei casi più significativi di questo intreccio fra capitale, potere e immaginario cristiano.

Nelle conferenze dedicate all’Anticristo, comprese quelle organizzate a Roma nel marzo 2026, Thiel ha collegato il timore di un potere mondiale totalitario alle iniziative per contenere i rischi tecnologici. Nella ricostruzione del Financial Times, la paura della catastrofe può diventare, nel suo ragionamento, lo strumento con cui giustificare un controllo globale capace di fermare il progresso. È una lettura nella quale la regolazione della tecnica assume un significato teologico.

Occorre distinguere questa interpretazione personale dall’insegnamento della Chiesa. La presenza di un lessico cristiano, di riferimenti biblici o di interlocutori cattolici non costituisce una garanzia di coerenza dottrinale. Nel caso degli incontri romani, inoltre, l’Angelicum e la Catholic University of America hanno preso le distanze da attribuzioni di coinvolgimento o patrocinio, come documentato dall’Associated Press.

Il punto, dunque, è comprendere quale concezione dell’uomo e della libertà venga proposta attraverso quel linguaggio.

Una libertà che deve rispondere agli altri

Un riferimento documentabile si trova nel saggio pubblicato da Thiel su Cato Unbound nel 2009. In quel testo dichiarava di non credere più nella compatibilità fra libertà e democrazia. La sua riflessione cercava vie di uscita dai vincoli della politica attraverso nuovi spazi tecnologici e nuove forme di organizzazione. Si tratta di una posizione espressa in un preciso momento, che aiuta a comprendere il retroterra del suo pensiero senza trasformare ogni sua successiva iniziativa nella semplice esecuzione di un programma immutabile.

La prospettiva cattolica segue un’altra direzione. La libertà si realizza nella relazione e comporta responsabilità verso gli altri. Il talento imprenditoriale è un bene; il successo economico, tuttavia, non attribuisce un diritto superiore a decidere le condizioni di vita della collettività.

Giovanni Paolo II, nella Centesimus annus, riconosce il valore dell’impresa e dell’iniziativa economica, ma colloca la libertà del mercato dentro un ordinamento giuridico e morale. Al numero 46 apprezza la democrazia per la partecipazione dei cittadini e per la possibilità di controllare e sostituire pacificamente i governanti. Richiama inoltre il pericolo di gruppi ristretti che usurpino il potere per interessi particolari. È un criterio che conserva tutta la sua forza nell’epoca delle piattaforme.

Da questo punto di vista, la domanda decisiva riguarda la distribuzione del potere: chi stabilisce gli obiettivi, chi può contestare una decisione, chi risponde dei danni?

Palantir e la responsabilità pubblica

Il caso Palantir rende queste domande molto concrete. L’inchiesta di El País e del consorzio coordinato da Follow the Money, contenuta nei materiali di partenza, descrive una presenza estesa nei servizi pubblici europei: difesa, intelligence, polizia e sanità. La stessa azienda, nella risposta riportata dall’inchiesta, sostiene che i clienti mantengono il controllo sui dati e sulle finalità del trattamento, e respinge le accuse di coinvolgimento in violazioni dei diritti umani.

Un passaggio è confermato direttamente dalla NATO: il 25 marzo 2025 è stata finalizzata l’acquisizione del Maven Smart System NATO di Palantir per l’impiego presso il Comando alleato delle operazioni. Il rapporto fra queste tecnologie e le istituzioni militari è quindi un fatto documentato.

La capacità di integrare informazioni può sostenere attività legittime e necessarie. Proprio l’importanza dei servizi coinvolti richiede però verifiche indipendenti, responsabilità riconoscibili e garanzie effettive. La proprietà formale dei dati, da sola, non esaurisce il problema: bisogna anche conoscere le condizioni di accesso, i margini di autonomia dell’amministrazione e la possibilità di sostituire un fornitore senza compromettere servizi essenziali.

Per una coscienza cristiana, dietro ogni archivio ci sono persone. Un errore può incidere sull’accesso a una cura, su un’indagine, sulla condizione di un migrante. In ambito militare, può concorrere a decisioni dalle conseguenze irreversibili. La responsabilità morale resta in capo agli esseri umani e alle istituzioni: nessuna complessità tecnica può diventare un alibi per renderla introvabile.

L’Anticristo non è un’etichetta per gli avversari

Qui emerge il nodo teologico. Il Catechismo, ai numeri 675-677, affronta il tema dell’Anticristo nel quadro della prova finale della Chiesa. Descrive un’impostura religiosa che offre una soluzione apparente ai problemi umani e uno pseudomessianismo nel quale l’uomo prende il posto di Dio. Mette inoltre in guardia dalla pretesa di realizzare pienamente nella storia la speranza messianica.

Questa dottrina non autorizza a identificare l’avversario escatologico in chi propone controlli sull’intelligenza artificiale. Una normativa può essere sbagliata, sproporzionata o favorevole ai grandi operatori già dominanti: occorre discuterla nel merito. Trasformare il dissenso sulle regole in uno scontro fra salvezza e perdizione rende invece più difficile il discernimento.

Il criterio cristiano interpella anche chi promette un futuro redento dalla tecnica. Quando l’innovazione pretende di diventare la risposta definitiva alla vulnerabilità umana, siamo davanti a una promessa che richiede un esame teologico. Non per attribuire a qualcuno l’identità dell’Anticristo, ma per riconoscere la tentazione di assolutizzare un potere terreno.

La salvezza cristiana è dono di Dio. La risurrezione non coincide con il prolungamento indefinito delle prestazioni biologiche; la comunione non si misura dalla quantità delle connessioni; la sapienza non deriva automaticamente dall’accumulo delle informazioni.

La persona prima della prestazione

La nota vaticana Antiqua et nova, pubblicata nel gennaio 2025, offre un orientamento preciso: riconosce il valore della ricerca e del progresso, distingue l’intelligenza umana dalle capacità dei sistemi artificiali e chiede che lo sviluppo tecnologico serva la dignità della persona e il bene comune. L’efficienza deve essere valutata dentro questa finalità più ampia.

L’intervista a Mark Coeckelbergh fornita fra i materiali, risalente al maggio 2023, permette di tradurre il problema sul piano sociale. Il filosofo richiama la necessità di coinvolgere i cittadini nelle scelte tecnologiche e osserva che l’automazione può accrescere tanto le opportunità quanto le disuguaglianze. La sua analisi incontra una domanda centrale della dottrina sociale: a chi arrivano i benefici del progresso?

Un aumento della produttività può migliorare il lavoro, ridurre compiti logoranti e ampliare l’accesso ai servizi. Può anche intensificare la sorveglianza, comprimere l’autonomia e concentrare i vantaggi. Il risultato dipende dalle scelte economiche, organizzative e politiche che accompagnano l’introduzione degli strumenti.

Per questo la presenza cattolica nel dibattito deve entrare nelle decisioni concrete: tutela dei lavoratori, possibilità di ricorso contro valutazioni automatizzate, protezione dei dati, accessibilità delle cure, educazione critica. Anche scuole, università, associazioni e comunità ecclesiali hanno un compito: aiutare le persone a comprendere le tecnologie che già condizionano la loro vita.

Il confronto con Thiel riguarda infine una questione più grande della sua figura: la possibilità che il potere tecnologico cerchi nel cristianesimo una legittimazione della propria eccezionalità. La fede conserva invece una forza critica verso ogni potere che si consideri sottratto al giudizio morale.

Il Vangelo riconosce un valore infinito anche a chi non innova, non produce e non possiede. È da quella persona — fragile, dipendente, magari invisibile ai mercati — che una lettura cattolica deve cominciare a giudicare il futuro.