La missione ci chiede di stare con per la realizzazione il regno di Dio.

“Uno in Cristo, Uniti nella missione”

Nel centenario della Giornata Missionaria Mondiale, il Santo Padre ci propone come tema l’essere uniti con Cristo per essere uniti nella missione. La missione esige dunque anzitutto la comunione con Dio Uno e Trino, poiché è nella pericóresis di questa relazione divina e trinitaria che l’amore trova il suo apice.

Concludendo il suo Messaggio per questa Giornata, il Papa indica al terzo punto la necessità di una «Missione dell’amore: annunciare, vivere e condividere l’amore fedele di Dio».

Ogni essere vivente, ogni creatura, ogni uomo e donna è frutto eccellente di questo amore. La realizzazione e il compimento della nostra vita dipendono dalla nostra costante comunione con questo amore, ovvero con Dio: un Dio che ci vuole bene, che esiste e che ci ama fino a dare la vita nel suo Figlio unigenito Gesù Cristo per riscattarci dalla schiavitù del peccato, morendo sulla croce. In questo risiede la vera ragione della spiritualità missionaria.

Fare missione, dunque, non significa primariamente andare ad evangelizzare, convertire o liberare gli altri secondo lo slogan classico dell’«Ad Gentes», ma amarsi e amare in Dio per assumere la nuova postura attuale della «Missio Cum Gentibus». Solo così possono scaturire, in maniera libera e attraente, le altre dimensioni della missione.

Come esprime il Santo Padre: «Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza. La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un ideale astratto: è il vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo».

Ricolmi di questo amore, non possiamo mai rimanere in una postura statica, ma dinamica: come Dio, la vera Missione per eccellenza; come Maria, la prima missionaria per eccellenza; e come i discepoli martiri, i santi e i testimoni del nostro tempo — tra cui santa Teresa di Gesù Bambino, san Massimiliano Kolbe, san Carlo Acutis e tantissimi altri confessori della fede nel nostro difficile contesto odierno.

Questo fuoco d’amore bruciante ci permette di uscire da noi stessi per condividere la nostra gioia con gli altri, per spargere questa luce su tutta la terra e contrastare le insidie del Male che ci circondano, proprio come fece Dio al momento della creazione dicendo: «”Sia la luce!”. E la luce fu» (Genesi 1,3).

E ancora: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce» (Luca 8,16; cfr. Marco 4,21).

Questo è il segno visibile della creazione che si rinnova in ogni istante, in ogni tempo e ogni giorno in cui si ama e ci si fa amare. È il concetto stesso di un Dio che non solo è sempre in missione, ma è Missione (Ad Gentes, 2). Con Lui, anche noi siamo missione, come richiama la celebre frase dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco:

«Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (EG 273).

Il Santo Padre lo ribadisce al primo punto del suo messaggio: «Uno in Cristo. Discepoli-missionari uniti in Lui e con i fratelli e le sorelle».

Al centro di ogni nostra attività missionaria deve esserci sempre Cristo, l’«Emmanuele, Dio con noi», cifra del nostro stare con gli altri nel bene e nella sofferenza. Dobbiamo stare nel mondo valorizzando l’armonia delle nostre diversità, accettando l’altro così com’è, senza imporre nulla e educando con la buona testimonianza. C’è bisogno di una catechesi, di una pastorale (per adulti, giovani, famiglie, migranti, malati e nella consolazione del lutto) e di una spiritualità pienamente incarnate e missionarie. Occorre creare una comunità concreta, unita ma non uniforme, dove ciascuno sappia “rimboccarsi le maniche” e mettersi al lavoro con impegno ed energia nel servizio reciproco, affinché venga il Regno di Dio: regno di amore, fraternità, giustizia, pace e libertà — non un libertinaggio, ma una libertà responsabile che si conforma alla volontà di Dio cercando sempre il bene comune.

Questo è ciò che Cristo vuole e per questo ha pregato prima della sua passione. Una buona comunione genera una buona missione, soprattutto nel mondo contemporaneo “glocale”, caratterizzato dall’individualismo, dalle guerre politiche ed economiche e dalle divisioni religiose. In questo tempo di «cambiamento d’epoca», come lo definisce Papa Francesco, solo la comunione vissuta in un rispettoso dialogo reciproco e nella testimonianza concreta — a partire dalla preghiera comunitaria nelle nostre parrocchie e gruppi — può superare l’individualismo e i conflitti. Chi non sa ascoltare e parlare con Dio non può ascoltare e parlare con gli uomini.

Come ricorda il Papa:

«Uniti nella missione significa custodire e alimentare la spiritualità di comunione e collaborazione missionaria. Crescendo ogni giorno in tale atteggiamento, impariamo con la grazia divina a guardare i nostri fratelli e sorelle sempre di più con occhi di fede, a riconoscere con gioia il bene che lo Spirito suscita in ciascuno, ad accogliere la diversità come ricchezza, a portare i pesi gli uni degli altri e a cercare sempre l’unità che viene dall’Alto».

Da “Misso ad Gentibus” a “La Missio cum gentibus”

Missione della Chiesa per la Chiesa o Missione della Chiesa per il Regno di Dio?

Con 100 anni di esperienza della Giornata Missionaria Mondiale, quale dev’essere l’orizzonte dell’attività missionaria odierna? Se dobbiamo essere «Uno con Cristo, uniti nella missione», l’orizzonte delle nostre attività dev’essere il Regno di Dio e la sua giustizia, come dice Gesù stesso:

«Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta»(Matteo 6,33).

Il missionario contemporaneo, inserito in un mondo glocale, multiculturale e pluri-religioso, deve cercare di far crescere il Regno di Dio nelle persone e nel mondo, aiutando ed educando a vivere secondo la volontà del Padre, mettendo la Sua sovranità e i Suoi insegnamenti al primo posto ed evitando di farsi dominare dall’ansia per il domani. “Cercare la giustizia di Dio” significa aderire sinceramente alla Sua legge d’amore, alla grazia e alla rettitudine morale. Le “cose date in aggiunta” non sono una promessa di ricchezza o lusso, ma l’impegno affinché a tutti sia garantito l’essenziale: i beni primari (cibo, acqua, vestiti, istruzione, rispetto della dignità umana, sviluppo umano integrale) senza distinzione di popolo, razza, religione o cultura. Come insegna la Dottrina Sociale della Chiesa, i beni e la produzione devono essere distribuiti in modo equo, confidando nella Provvidenza e superando l’affanno per il futuro.


Chiesa autoreferenziale e Chiesa orientata al Regno

La missione dipende dal modello di Chiesa che la pratica. Oggi ci troviamo di fronte a due modelli. La distinzione vale sia per le comunità locali sia per la Chiesa universale:

Una Chiesa «per la Chiesa» (autoreferenziale): pone al centro la propria sopravvivenza e i propri obiettivi istituzionali. In questo modello, la comunicazione e la tecnologia rischiano di essere usate per affermare il potere dell’istituzione, mentre la missione diventa un mero strumento per aumentare le vocazioni o preservare una congregazione.

Una Chiesa «per il Regno»: è orientata invece alla vita degli altri e al bene comune. Non si considera l’unica maestra, ma fa parte del mondo, dialoga e impara dalle persone di buona volontà. L’inculturazione No! Tutti siamo dalla nostra nascita inculturati nelle nostre culture rispettive. Invece, L’acculturazione o IntercuIturazione non può limitarsi a modificare elementi esteriori, ma deve interrogare il modo in cui il carisma continua a servire le persone per il bene di tutti, in obbedienza alla chiesa. L’orizzonte include la cura della casa comune, la giustizia e la fraternità universale (Laudato si’ e Fratelli tutti). La vita piena è un orizzonte da costruire insieme, ricordando le parole di Gesù:

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Giovanni 10,10).

Dalla missio ad Gentes alla reciprocità

La Missio ad Gentes, pur avendo aperto al dialogo con il Concilio Vaticano II, rischia talvolta di conservare una direzione unidirezionale: il missionario si considera portatore di ciò che l’altro non ha. Questa asimmetria riduce l’incontro a una semplice trasmissione.

La Missio inter Gentes e la Missio cum Gentibus superano questo schema:

Missio inter Gentes: è una presenza testimoniale e di convivenza, in cui ciascuno vive la propria fede e cultura, incontrando l’altro e riconoscendo di poter imparare da lui (un’osservazione partecipante, empatica ed “ellittica”). Si vedano gli esempi dei Missionari della Consolata tra gli Yanomami o le esperienze in Nord Africa e in Mongolia, dove la presenza silente e la stima reciproca precedono o affiancano la proposta esplicita del Vangelo.

Missio cum Gentibus: aggiunge alla co-presenza l’azione comune. Missionari e comunità locali individuano insieme le sfide della dignità umana, della giustizia e della tutela dell’ambiente. La inter gentes privilegia la testimonianza e lo scambio; la cum gentibus implica progetti condivisi e una partecipazione attiva. Anche per i contemplativi e i monaci, la vera mistica non è fuga dal mondo, ma comprensione e compassione integratrice: una vera “missionarietà del cuore pregante” (come santa Teresa di Lisieux).

Infosfera, comunicazione e testimonianza

L’Infosfera è l’ambiente digitale e relazionale in cui già viviamo, non un territorio esterno in cui “andare”. La Chiesa ne fa parte e deve imparare a viverci responsabilmente.

Comunicare non significa solo trasmettere contenuti. Richiamando l’etimologia di communicatio e munus(condivisione di doni e responsabilità), la comunicazione missionaria è intersoggettiva, fatta di ascolto e coerenza di vita. Come mostrato anche nella vicenda dei Monaci di Tibhirine (nel film Uomini di Dio), la missione include la disponibilità a farsi istruire e ad ascoltare gli altri, riconoscendo l’azione dello Spirito anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa.


Il discernimento sul vero obiettivo della missione

Il monito evangelico «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Matteo 6,21; Luca 12,34) invita a verificare continuamente se il nostro fine sia il Regno di Dio o la conservazione della nostra struttura ecclesiale.

La fedeltà della Chiesa si misura nella cura per gli altri e nella presenza partecipe, non nel semplice numero di conversioni o di conferme istituzionali.

Che Maria — donna integra, madre e missionaria per eccellenza — insieme allo Spirito Santo, “Agente primario della missione” (Ad Gentes, 2), ci guidi in questo cammino celebrativo verso il futuro della missione.

Passare dalla «Missio ad Gentes» alla «Missio cum Gentibus» significa passare da una Missione della Chiesa per la Chiesa a una Missione della Chiesa per il Regno di Dio.