Con il Decreto direttoriale n. 91 del 15 ottobre 2026, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso la Direzione Generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali, ha disposto l’iscrizione dell’Università degli Studi eCampus nell’Albo delle Università abilitate alla certificazione dei contratti di lavoro, riconoscendo formalmente la Commissione istituita presso l’Ateneo e conferendo piena espressione istituzionale a un percorso orientato a valorizzare il contributo della conoscenza scientifica alla certezza delle relazioni giuridiche, alla prevenzione delle controversie e alla promozione di una cultura del lavoro fondata sulla responsabilità, sull’equilibrio negoziale e sul rispetto della dignità della persona. 

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Il provvedimento, adottato ai sensi dell’articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, costituisce il compimento dell’iter avviato con le deliberazioni del Consiglio di Amministrazione del 28 ottobre 2025 e del 9 aprile 2026 e del Senato Accademico del 29 ottobre 2025, successivamente sviluppato attraverso la presentazione dell’istanza di iscrizione e la verifica ministeriale dei requisiti previsti dall’ordinamento. La rilevanza del riconoscimento non si esaurisce, tuttavia, nella dimensione formale dell’abilitazione, poiché introduce un significativo presidio universitario di qualificazione giuridica, destinato a operare in un ambito nel quale la trasformazione delle strutture produttive, la pluralità delle forme contrattuali e l’evoluzione dei modelli organizzativi rendono sempre più necessaria una capacità di interpretazione del diritto che sappia coniugare rigore normativo, comprensione della realtà economica e attenzione alle condizioni sostanziali di esercizio della libertà negoziale. La certificazione dei contratti di lavoro, disciplinata dagli articoli 75 e seguenti del decreto legislativo n. 276 del 2003, si colloca precisamente in questa prospettiva, configurandosi come una procedura ordinariamente volontaria attraverso la quale le parti possono sottoporre il proprio accordo alla valutazione di un organismo qualificato, al fine di ottenere un accertamento della natura giuridica e del contenuto del rapporto, con gli effetti e le garanzie stabiliti dalla legislazione vigente. La sua funzione si manifesta soprattutto nella possibilità di anticipare il momento della tutela rispetto all’insorgenza del conflitto, favorendo una più consapevole definizione degli impegni reciproci e contribuendo a ridurre quelle situazioni di incertezza interpretativa che possono compromettere la stabilità dei rapporti e la fiducia nelle regole. Si delinea, in tal modo, una concezione del diritto che, pur conservando intatta la propria funzione di garanzia e di controllo, riconosce nella prevenzione una componente essenziale della giustizia contrattuale, nella consapevolezza che la qualità dell’ordinamento non dipenda esclusivamente dalla capacità di risolvere le controversie, ma anche dalla possibilità di costruire condizioni giuridiche idonee a evitarne l’insorgenza. In questo orizzonte, la certezza del diritto acquista un significato che oltrepassa la prevedibilità delle conseguenze negoziali, divenendo espressione di un principio più ampio di responsabilità istituzionale, attraverso il quale l’autonomia dei soggetti trova nella conoscibilità delle regole e nella tutela delle posizioni giuridiche il fondamento del proprio esercizio. Il lavoro, infatti, non può essere ricondotto alla sola dimensione economica della prestazione, poiché costituisce una delle manifestazioni fondamentali della partecipazione della persona alla vita sociale e della sua capacità di concorrere, attraverso l’attività professionale, alla costruzione del bene comune. Ne consegue che ogni strumento destinato a promuovere chiarezza, equilibrio e affidabilità nelle relazioni lavorative partecipa, nei limiti della propria funzione, a una più vasta responsabilità pubblica, nella quale la protezione dei diritti e la libertà dell’iniziativa economica non rappresentano interessi necessariamente contrapposti, ma dimensioni chiamate a comporsi entro un ordinamento ispirato ai principi costituzionali. Il riconoscimento ministeriale della Commissione dell’Università eCampus assume pertanto il valore di una nuova opportunità istituzionale, attraverso la quale l’Ateneo amplia la propria capacità di interazione con la società e contribuisce alla diffusione di una cultura giuridica nella quale la legalità non si esaurisce nell’osservanza formale delle disposizioni, ma si traduce nella qualità delle relazioni, nella consapevolezza delle responsabilità e nella promozione di condizioni più favorevoli alla realizzazione della persona.

La Commissione universitaria tra competenza scientifica, tutela dei diritti e trasformazioni del lavoro

La Commissione di certificazione dell’Università eCampus, presieduta dal Prof. Avv. Fabrizio Ferraro, si avvale delle competenze del Prof. Marco Margarita, dell’Avv. Riccardo Maraga, del Prof. Avv. Paolo Cancelli, del Prof. Avv. Ersi Bozheku, dell’Avv. Federico Pisani e dell’Avv. Angelo Casu, secondo la composizione formalmente riconosciuta dal provvedimento ministeriale, esprimendo un patrimonio di professionalità accademiche e giuridiche che consente di affrontare le molteplici questioni connesse alla formazione, alla qualificazione e all’evoluzione dei rapporti contrattuali mediante un confronto costante tra elaborazione scientifica ed esperienza applicativa. La collocazione della Commissione in ambito universitario conferisce all’iniziativa una particolare rilevanza, poiché consente di porre in relazione la funzione istituzionale della certificazione con la più ampia responsabilità dell’Università nella produzione e nella trasmissione della conoscenza, favorendo l’incontro tra il sapere giuridico e le esigenze concrete di imprese, lavoratori, professionisti e organizzazioni sociali. In questa prospettiva, la Commissione non costituisce semplicemente una sede tecnica di esame dei contratti, ma un organismo attraverso il quale l’interpretazione delle norme può concorrere a orientare comportamenti negoziali più consapevoli, a promuovere la trasparenza degli assetti contrattuali e a consolidare un rapporto di fiducia tra i soggetti che partecipano alla vita economica. Le sue attribuzioni comprendono, secondo le disposizioni applicabili, la certificazione dei contratti nei quali sia direttamente dedotta una prestazione di lavoro, con riferimento tanto alle forme di lavoro subordinato quanto alle diverse configurazioni del lavoro autonomo e delle collaborazioni professionali, nonché dei contratti commerciali nei quali la prestazione lavorativa assuma rilievo indiretto, come nelle fattispecie di appalto, subappalto, somministrazione e rete d’impresa. A tali ambiti si affiancano la certificazione di singole clausole, le attività di consulenza e assistenza alle parti nella stipulazione e nelle modificazioni del programma negoziale e gli ulteriori procedimenti riconducibili alle competenze attribuite dalla legislazione vigente, con particolare attenzione alle fattispecie caratterizzate da specifiche esigenze di tutela e sicurezza, quali i rapporti relativi alle attività svolte in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, disciplinati dal decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 2011. Di particolare significato risulta inoltre la funzione della Commissione quale sede protetta per lo svolgimento delle conciliazioni in materia di lavoro, nell’ambito delle quali la composizione consensuale delle controversie viene ricondotta a un procedimento assistito, volto a garantire la consapevolezza delle parti e il rispetto delle condizioni stabilite dall’ordinamento, anche con riferimento alle rinunce, alle transazioni e agli accordi che incidono su specifici aspetti del rapporto lavorativo. La possibilità di ricorrere a strumenti di certificazione e conciliazione costituisce, in questa prospettiva, una risorsa per il consolidamento di relazioni contrattuali caratterizzate da maggiore stabilità, fermo restando che gli effetti dei relativi provvedimenti operano entro i limiti previsti dalla legge e non escludono le forme di impugnazione e di tutela giurisdizionale riconosciute ai soggetti interessati. La funzione della Commissione si inserisce così in una concezione della legalità che non separa la dimensione normativa dalla realtà nella quale essa trova applicazione, ma riconosce nella corretta qualificazione dei rapporti e nella conoscenza delle reciproche obbligazioni una condizione per la loro ordinata evoluzione. Una simile impostazione acquista particolare attualità di fronte ai mutamenti che stanno ridefinendo il significato stesso del lavoro, dalla digitalizzazione dei processi produttivi alla diffusione di modelli organizzativi articolati, dall’internazionalizzazione delle attività economiche all’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale capaci di incidere sulle modalità di esecuzione, coordinamento e valutazione delle prestazioni. Tali trasformazioni richiedono una riflessione giuridica che, senza rinunciare alla solidità delle categorie normative, sappia riconoscere la complessità delle nuove fattispecie e interpretarne le implicazioni secondo criteri di ragionevolezza, proporzionalità e responsabilità. L’esperienza della Commissione può offrire, in questo senso, un contributo alla maturazione di una cultura professionale nella quale la conoscenza del diritto accompagni l’innovazione, evitando che l’evoluzione degli strumenti organizzativi determini un indebolimento delle garanzie o una progressiva opacità dei rapporti tra i soggetti. Emerge così il significato di una funzione universitaria capace di coniugare la libertà della ricerca con la responsabilità delle sue applicazioni, restituendo al sapere giuridico una concreta capacità di servizio e contribuendo alla formazione di un ambiente sociale nel quale la tutela della persona costituisca il criterio fondamentale attraverso cui interpretare l’efficienza economica e la sostenibilità delle relazioni produttive.

Dalla certezza delle relazioni contrattuali alla responsabilità sociale dell’Università

L’istituzione e il riconoscimento della Commissione di certificazione rappresentano per l’Università eCampus un’importante occasione di consolidamento del proprio rapporto con il sistema delle imprese, delle professioni e delle istituzioni, nella prospettiva di una collaborazione che riconosca alla conoscenza universitaria la capacità di generare valore pubblico e di concorrere al miglioramento della qualità delle relazioni economiche e sociali. La possibilità di attivare convenzioni con soggetti pubblici e privati, associazioni di categoria, studi professionali e organizzazioni interessate ai servizi di certificazione e assistenza costituisce uno strumento attraverso il quale favorire l’accessibilità delle competenze e promuovere una più ampia diffusione delle opportunità offerte dall’organismo, valorizzando il dialogo tra esperienza professionale e approfondimento scientifico. Secondo le condizioni predisposte dall’Ateneo, la sottoscrizione della convenzione è gratuita e non comporta, di per sé, oneri economici, mentre le singole attività restano disciplinate dalle condizioni applicabili ai rispettivi servizi. Tale modello di collaborazione consente di immaginare una relazione continuativa tra Università e mondo del lavoro, nella quale la qualificazione giuridica dei contratti si accompagni a un progressivo rafforzamento della consapevolezza dei soggetti economici, favorendo l’affermazione di pratiche negoziali improntate alla chiarezza e alla correttezza. L’importanza di questo indirizzo si comprende pienamente se si considera che l’incertezza contrattuale non rappresenta soltanto un possibile fattore di contenzioso, ma può incidere sulla capacità di programmazione delle imprese, sulla stabilità dei percorsi professionali e sulla fiducia che sostiene la cooperazione tra persone e organizzazioni. Promuovere strumenti capaci di attenuare tali condizioni significa contribuire a un ambiente giuridico nel quale la prevedibilità delle conseguenze e la trasparenza degli impegni assumano il valore di condizioni favorevoli allo sviluppo economico e alla coesione sociale. La certificazione, in questo senso, partecipa a una visione del diritto che riconosce nella sua funzione preventiva una delle espressioni più significative della responsabilità istituzionale, poiché permette di intervenire nel momento in cui il rapporto viene definito, accompagnandone la formazione attraverso un procedimento che valorizza la conoscenza e il confronto. Non si tratta di sostituire alla libertà delle parti una valutazione esterna delle loro scelte, bensì di favorire le condizioni affinché tale libertà possa manifestarsi in maniera consapevole, nell’ambito di un quadro normativo riconoscibile e rispettoso delle garanzie inderogabili. In questa prospettiva, l’autonomia negoziale trova il proprio significato più compiuto quando si sviluppa in una relazione nella quale i soggetti siano posti nella condizione di comprendere la portata degli obblighi assunti e le conseguenze delle determinazioni condivise, riconoscendo che l’equilibrio del contratto non dipende esclusivamente dalla sua formulazione, ma dalla qualità sostanziale della relazione che esso contribuisce a costituire. È proprio in tale convergenza tra libertà, conoscenza e responsabilità che la funzione universitaria può manifestare una particolare fecondità, offrendo alla società non soltanto competenze specialistiche, ma strumenti culturali attraverso i quali interpretare le trasformazioni e governarne le implicazioni giuridiche. L’Università diviene così luogo di mediazione tra la continuità dei principi e il mutamento delle forme sociali, tra la necessità di preservare la certezza delle regole e l’esigenza di accompagnare l’evoluzione delle attività economiche, contribuendo alla costruzione di una cultura della legalità che abbia nella persona il proprio riferimento fondamentale. Il riconoscimento ministeriale della Commissione eCampus si colloca dunque entro un orizzonte più ampio di responsabilità pubblica, nel quale la ricerca scientifica, la competenza professionale e il servizio istituzionale concorrono alla promozione di un ordinamento capace di sostenere l’iniziativa economica senza smarrire la centralità del lavoro quale dimensione essenziale della dignità umana. In questo equilibrio risiede il significato più profondo dell’iniziativa: affermare che il diritto, quando si esprime attraverso istituzioni autorevoli e procedure orientate alla prevenzione, può contribuire a generare fiducia, a consolidare le condizioni della convivenza e a rendere più armonico il rapporto tra libertà individuale e responsabilità collettiva.