Leone XIV in Uruguay · Viaggio apostolico, 6-8 novembre 2026
Nel 1919 lo Stato ribattezzò le feste cristiane, ma non poté abolirne i giorni. Il Papa arriva in novembre con l’annuncio della notte di Natale e trova, sotto ogni nome laico, quello antico.
Quando nella sera del 6 novembre 2026 l’aereo toccherà la pista di Carrasco, Leone XIV sarà entrato in un paese dove il Natale, per legge, non esiste. Esiste il 25 dicembre, festivo come ovunque; ma lo Stato lo chiama «Giorno della Famiglia». Fu una legge del 1919, l’anno in cui entrava in vigore la Costituzione che separava la Chiesa dallo Stato, a ribattezzare con metodo le grandi feste cristiane: l’Epifania divenne il Giorno dei Bambini, l’Immacolata il Giorno delle Spiagge, la Settimana Santa la Settimana del Turismo.
C’è qualcosa di quasi commovente nella pignoleria di quella riforma. Lo Stato uruguaiano non abolì le feste: le tradusse. Lasciò in piedi i giorni e cambiò le targhe sulla porta, come chi ribattezza le stanze di una casa senza spostarne i muri. Duns Scoto avrebbe avuto la parola esatta per dire perché l’operazione era destinata a riuscire soltanto a metà: un giorno non coincide con il suo nome. Ciò che fa del 25 dicembre quel giorno – la sua haecceitas, la sua irripetibile «questità» – non sta nell’etichetta che gli si incolla addosso.
Ed ecco che il Papa arriva in novembre con un motto preso dalla notte di Betlemme: «Vi annuncio una grande gioia» (Lc 2,10), le parole dell’angelo ai pastori. Forse non era nelle intenzioni di chi l’ha scelto, ma il risultato ha una precisione quasi teologica: il Vangelo di Natale portato nel paese senza Natale. Vale la pena, allora, sfogliare il calendario uruguaiano con gli occhi del pellegrino che sta per scendere dalla scaletta. Sotto ogni nome laico, a grattare appena, riaffiora quello antico.
25 dicembre · Giorno della Famiglia
Il legislatore del 1919 credeva forse di spogliare il Natale; in realtà ne enunciò, senza volerlo, una verità elementare. Il Natale è davvero la festa di una famiglia: un uomo, una donna e un bambino nato fuori posto, perché per loro non c’era posto altrove. Chiamarlo «Giorno della Famiglia» non è una bestemmia. È, tutt’al più, una definizione incompleta, alla quale manca soltanto il nome del Bambino.
Leone troverà un Uruguay di famiglie sempre più piccole, una popolazione che invecchia, una legge sull’eutanasia approvata un anno fa, la prima in America Latina votata da un Parlamento. Ne ha già parlato con il presidente Yamandú Orsi, in Vaticano, con quella franchezza cordiale che distingue il dialogo dalla polemica. Non viene a brandire il calendario contro nessuno. Viene a ricordare che il Giorno della Famiglia ha un centro, e che quel centro è una culla.
6 gennaio · Giorno dei Bambini
L’Epifania è la festa di una stella e di alcuni stranieri che decidono di seguirla. Lo storico uruguaiano Carlos Real de Azúa definì il suo paese la stella più debole del firmamento cattolico latinoamericano, e i numeri gli danno ancora ragione: poco più di un terzo della popolazione si dice cattolica, e i praticanti restano da decenni intorno al quattro o cinque per cento. Ma i Magi, a ben vedere, non seguirono l’astro più luminoso del cielo; seguirono quello che si fermava sopra una casa povera. E il Papa che arriva stasera viene, come loro, da lontano: da Chicago, da Roma, e da quel Perù di cui porta il passaporto e la memoria di Chiclayo, la diocesi che ha guidato per otto anni.
Nel maggio del 1988, a Melo, Giovanni Paolo II trovò ai piedi della scaletta due bambini vestiti da piccoli gauchos. Domandò loro se pregassero. La bambina, Celina, rispose di sì, con naturalezza: a casa sua si pregava insieme ogni sera. Il bambino ammise con franchezza di no. Il Papa regalò alla bambina un rosario e le affidò un compito: insegnare a pregare a molta gente. In quella scena c’è l’Uruguay intero: un bambino che prega e uno che, onestamente, non lo fa; e un Papa che non rimprovera il secondo, ma consegna alla prima una missione.
Trentotto anni dopo, il cardinale Daniel Sturla confessa il proprio stupore davanti ai giovani che, contro ogni statistica, tornano ad avvicinarsi alla fede. Non crede che sposteranno le percentuali; ma il fenomeno c’è. Il Giorno dei Bambini, forse, porta ancora il nome giusto.
Settimana Santa · Settimana del Turismo
Ogni anno, nella settimana che il resto della cristianità chiama Santa, gli uruguaiani partono. Montevideo si svuota, il Prado si riempie dei rodei della Settimana Criolla, e chi viaggia in autobus parte quasi sempre dallo stesso luogo: il terminal di Tres Cruces. Accanto al terminal svetta, alta ventiquattro metri, la croce che fece da altare alla Messa celebrata da Giovanni Paolo II il 1° aprile 1987. Doveva essere smontata dopo la celebrazione. Fu il presidente Julio María Sanguinetti a proporre che restasse; il dibattito spaccò tutti e tre i gruppi parlamentari, e alla fine una legge la conservò come monumento.
Così, nella Settimana del Turismo, migliaia di viaggiatori passano sotto una croce, in un luogo che si chiama Tre Croci. Il Calvario è rimasto lì, toponimo compreso. Bastava alzare gli occhi.
Il Papa che arriva stasera conosce la differenza tra il turista e il pellegrino: il turista guarda, il pellegrino si lascia guardare. E arriva con il corpo segnato da un’altra Settimana Santa, tutta privata: poco più di tre settimane fa era in sala operatoria al Gemelli. Domani pomeriggio salirà a Casavalle, la periferia di Montevideo dove povertà e narcotraffico disegnano un Calvario che non ha bisogno di toponimi. Nel logo del viaggio la croce sta al centro, ma non è piantata nel suolo pubblico: è la croce della ferula, portata a mano dal Pastore. Una croce che cammina non occupa lo spazio di nessuno. Lo attraversa.
8 dicembre · Giorno delle Spiagge
Tra le ribattezzature del 1919 questa è la più involontariamente poetica. L’Immacolata divenne la festa delle spiagge. Ma la storia nazionale dell’Uruguay comincia proprio su una spiaggia: il 19 aprile 1825 i Trentatré Orientali sbarcarono sull’arenile dell’Agraciada per dare inizio alla lotta per l’indipendenza. E l’immagine davanti alla quale, pochi mesi dopo, si sarebbero inchinati a Florida è un’Immacolata Concezione. Lo Stato che credeva di laicizzare l’8 dicembre ha finito per legare, senza saperlo, la Tota Pulchra alla spiaggia dove la patria è approdata.
Del resto le spiagge di Montevideo non sono mai state del tutto laiche. Ogni 2 febbraio si popolano di fedeli vestiti di bianco che affidano al mare fiori e candele per Iemanjá, la madre delle acque dei culti afrobrasiliani. Nel paese con meno cattolici del continente, il bisogno di una Madre che vegli sul mare non è scomparso: ha cambiato nome, come le feste. La Chiesa la invoca da secoli come Stella del mare.
Per un francescano, poi, l’8 dicembre non è un giorno qualunque. Fu la scuola di Scoto a difendere il privilegio dell’Immacolata quando i maestri più grandi esitavano: Maria preservata, predestinata con Cristo e per Cristo, prima e al di là di ogni caduta. E stasera il primo atto liturgico di Leone XIV in terra uruguaiana saranno i Vespri nella cattedrale di Montevideo, intitolata proprio all’Immacolata Concezione. Il Giorno delle Spiagge ha una cattedrale.
8 novembre · Il giorno che non ebbe bisogno di un altro nome
L’ultima pagina non compare nel calendario del 1919. Domenica il Papa salirà a Florida per la solennità di Nostra Signora dei Trentatré, patrona dell’Uruguay, e si inginocchierà davanti a una statuetta di cedro alta trentasei centimetri, scolpita nella prima metà del Settecento da mani guaraní. La patrona del paese più europeo e più laico dell’America Latina è opera di artigiani indigeni. Il Sud del mondo, ancora una volta, era arrivato prima.
Su quella piccola Immacolata la storia nazionale ha lasciato le sue firme. La corona d’oro che porta è un dono di Manuel Oribe, secondo capo dei Trentatré, che l’aveva promessa in voto durante un naufragio. Nel 1961 Giovanni XXIII ne concesse la coronazione pontificia e, l’anno seguente, su richiesta dei vescovi e con l’appoggio del governo, la proclamò patrona del paese. L’8 maggio 1988 Giovanni Paolo II le consacrò l’Uruguay.
Ed ecco il rovescio della storia del 1919. Lo Stato aveva dato nomi laici ai giorni sacri; il popolo, già nel 1825, aveva compiuto il gesto inverso: aveva dato un nome civile alla Madre di Dio. Nessun teologo la chiamò «dei Trentatré». Furono gli abitanti di Florida, vedendo i patrioti deporre ai suoi piedi la libertà della nazione nascente. Due ribattezzature che si incrociano come i bracci di una croce: una toglie il sacro dal calendario, l’altra mette la patria nel nome di Maria.
La storica Carolina Greising ha trovato la formula che spiega il resto: Leone non arriva nel paese più laico dell’America Latina, ma nel paese che ha lo Stato più laico. Il presidente Orsi ha chiesto di fare della tradizione laica una forte tolleranza; il cardinale Sturla difende la laicità come regola di convivenza e respinge soltanto il laicismo che vorrebbe la fede chiusa in sacrestia. Il logo del viaggio, a guardarlo bene, dice la stessa cosa: sopra la croce del Papa splende il Sol de Mayo della bandiera, ma i suoi raggi attorno al disco hanno la forma di un ostensorio.
Domenica, a Florida, sarà per qualche ora Natale in novembre, nel paese che non chiama Natale il Natale. Un messaggero vestito di bianco – ángelos, in greco, non significa altro – ripeterà ai pastori di oggi la notizia di duemila anni fa: ai ragazzi di Casavalle, ai viaggiatori di Tres Cruces, ai bambini che pregano e a quelli che, onestamente, non pregano ancora. I nomi dei giorni li decide lo Stato. La gioia annunciata non ha mai chiesto il permesso al calendario.
Ave Maria!
