Sulla piazza più simbolica di Francia, tra l’obelisco di Luxor e le fontane monumentali che da quasi due secoli zampillano sotto il cielo di Parigi, il Papa ha predicato sull’acqua. Non su quella che scorre nelle vasche di pietra, ma su quella che sgorga dal costato di Cristo. Davanti a una folla immensa, affacciata sugli Champs-Élysées, Leone XIV ha posto la domanda più semplice e più scomoda: di che cosa hai sete, davvero?
Poche piazze al mondo hanno cambiato nome tante volte quante Place de la Concorde. Nacque come Place Louis XV, in onore del sovrano. Divenne Place de la Révolution, e vi si eresse la ghigliottina. Vi caddero le teste di Luigi XVI, di Maria Antonietta, e poi quelle degli stessi rivoluzionari che l’avevano innalzata. Solo nel 1795 ricevette il nome che porta ancora oggi, come un voto di riconciliazione dopo il sangue. Ieri, in quella piazza che conobbe il Terrore, il successore di Pietro ha celebrato il Sacrificio che dona la vita, e ha aperto l’omelia con il Salmo della fraternità: com’è bello e dolce che i fratelli vivano insieme. Non si poteva scegliere versetto più adatto. La Concordia, finalmente, era piena di fratelli.
Le letture della Messa erano costruite attorno a un’unica immagine: l’acqua. Il profeta Ezechiele vede un torrente sgorgare dal lato del Tempio, scendere verso il deserto e risanare ogni cosa al suo passaggio. Gesù, nell’ultimo giorno della festa, grida: se qualcuno ha sete, venga a me e beva. E il Papa unisce le due scene con una terza, quella del Calvario: l’acqua che sgorga dal costato trafitto del Crocifisso. È la grande teologia dei Padri, per i quali il Tempio vero è il Corpo di Cristo e il fiume di Ezechiele è lo Spirito effuso dalla Croce. Ma Leone XIV la rende accessibile a tutti partendo da un’esperienza che ciascuno conosce: la sete.
Qui l’omelia diventa quasi un esame di coscienza collettivo, e si riconosce una grande tradizione francese. Il Papa descrive con precisione il meccanismo del desiderio umano. Quando crediamo di aver raggiunto la meta, il vuoto interiore riemerge più profondo, e allora cerchiamo nuovi piaceri, nuove cose da possedere, facciamo di tutto per «divertirci» pur di non sentire quel malessere. Chi conosce Pascal non può non sentire l’eco del divertissement: l’uomo che fugge sé stesso nel rumore perché non sa restare in una stanza da solo. E poi la definizione antropologica, che è insieme agostiniana e profondamente moderna: l’essere umano è fondamentalmente un essere «desiderante», e solo Dio può colmare quel vuoto. Il Papa non disprezza il desiderio: lo prende sul serio fino in fondo. Il problema dei piccoli idoli che promettono mari e monti non è che promettano troppo, ma che mantengano troppo poco.
C’è una domanda che il Papa rivolge ai battezzati e che merita di essere sottolineata: con il Battesimo abbiamo ricevuto l’acqua viva, ma abbiamo davvero incontrato Cristo personalmente? Detta nel Paese dove per secoli si è stati cattolici per nascita e oggi lo si diventa per scelta, la domanda brucia. Il vecchio cattolicesimo sociologico ha battezzato milioni di francesi che non hanno mai incontrato Gesù. I nuovi catecumeni, spesso, lo hanno incontrato prima ancora di conoscere la Chiesa. Il Papa chiede a tutti di ripartire da lì.
Poi un’immagine che, in un’epoca di sorveglianza digitale e di identità ridotte a stringhe di dati, suona come una dichiarazione di libertà. Il Buon Pastore conosce ciascuno per nome, porta sulle spalle le pecore stanche e ferite, riconduce con delicatezza quelle smarrite. Ai suoi occhi, dice il Papa, nessuno di noi è un numero su una carta d’identità né un codice identificativo, ma una persona unica e insostituibile. È la stessa antropologia proclamata il giorno prima all’UNESCO contro il «paradiso delle macchine», tradotta nel linguaggio del Vangelo di Giovanni. Per il mondo siamo profili. Per Dio siamo figli.
La fonte a cui il Papa invita ad abbeverarsi ha un nome preciso: il Cuore trafitto di Gesù. In Francia questo nome non è neutro. È la terra di Paray-le-Monial e di santa Margherita Maria Alacoque, e la basilica del Sacré-Cœur domina Parigi dalla collina di Montmartre, costruita come voto nazionale di espiazione. Leone XIV non lo dice esplicitamente, ma chi ascoltava lo ha colto. E aggiunge subito che la fede non va trattenuta per sé: deve traboccare. Citando Origene, il Papa spiega che chi beve alla fonte di Cristo diventa a sua volta pozzo, sorgente, fiume per gli altri. Il cristiano non è una cisterna che accumula, ma una sorgente che dona. Francesco d’Assisi lodava sorella acqua perché utile, umile, preziosa e casta: è lo stile che il Papa chiede ai cattolici francesi, portare speranza là dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale.
Poi l’elenco dei santi, ormai un tratto costante di questo viaggio, qui ordinato come il corso di un fiume. Si parte dalle sorgenti: i martiri di Lione del 177, la schiava Blandina, il vescovo Potino, e Ireneo, il grande teologo della gloria di Dio che è l’uomo vivente. Poi i fondatori e le fondatrici di ordini religiosi, i vescovi santi come Martino di Tours e Francesco di Sales. Infine i giganti della carità: Vincenzo de’ Paoli, Federico Ozanam, il giovane professore della Sorbona che fondò le Conferenze di San Vincenzo, e Giovanna Jugan, che raccolse per strada le anziane abbandonate e fondò le Piccole Sorelle dei Poveri. È una genealogia che il Papa prolunga fino all’oggi, fino a quanti, nelle parrocchie e nella società, si spendono per la vita, la famiglia, la verità, la pace e la giustizia. Non è un caso che la parola «vita» apra l’elenco, a poche settimane dalla legge francese sull’«aiuto a morire».
Il congedo abbraccia tre categorie: le famiglie, che perseverano nonostante le difficoltà quotidiane; i giovani, «la Chiesa di oggi», non di domani; i catecumeni e i neofiti, chiamati a diffondere la civiltà dell’amore. E infine la Vergine, invocata con un titolo antico e bellissimo: Fonte di salvezza, «scrigno» umile in cui l’amore del Padre si è fatto carne.
Il presidente della Repubblica, come annunciato, non era presente. Ma forse la sua assenza è stata il segno più eloquente della giornata. Lo Stato laico è rimasto sulle sue posizioni, e il popolo cattolico ha riempito la piazza. Nella Concordia che conobbe il Terrore, sotto l’obelisco dei faraoni e accanto alle fontane della Monarchia di Luglio, centinaia di migliaia di persone hanno ascoltato un Papa americano, missionario in Perù e figlio di sant’Agostino, ricordare alla Francia che la sua sete più profonda non si placa con l’acqua delle fontane, ma soltanto alla sorgente che sgorga da un Cuore trafitto.
Nella piazza che conobbe la ghigliottina e porta oggi il nome della riconciliazione, Leone XIV predica sull’acqua viva, da Ezechiele al costato di Cristo. Il vuoto che nessun piacere colma, l’uomo come essere «desiderante», il Buon Pastore per il quale nessuno è un numero né un codice. Poi l’invito a bere al Cuore trafitto di Gesù per diventare, con Origene, pozzi e fiumi per gli altri, e la genealogia dei santi di Francia, da Blandina a Giovanna Jugan. Macron assente, la piazza piena.
