La fotografia manipolata della compagna di Roberto Occhiuto non è soltanto una gaffe di pessimo gusto. Sullo sfondo delle suppletive di Reggio Calabria si combatte una partita molto più grande: Futuro Nazionale prova a misurare il proprio peso e gli equilibri della coalizione di governo cominciano a essere messi alla prova.


Una maglietta scompare, compare una scollatura artificiale e improvvisamente la campagna elettorale calabrese diventa un caso nazionale. Roberto Vannacci rilancia sui social un’immagine modificata della sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna del presidente della Regione Roberto Occhiuto, e provoca una reazione durissima dentro e fuori il centrodestra. Ma sarebbe riduttivo fermarsi all’episodio. Dietro quella fotografia c’è una domanda politica assai più seria: che cosa sta accadendo alla destra italiana e quale spazio vuole conquistare Futuro Nazionale?

C’è una fotografia che mostra molto più di ciò che apparentemente rappresenta. Matilde Siracusano, sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, deputata di Forza Italia e compagna del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, compare con una profonda scollatura che nella fotografia originale non esiste. L’immagine, modificata artificialmente e rilanciata sui social da Roberto Vannacci nel pieno della campagna per le elezioni suppletive di Reggio Calabria-Locri, ha provocato una tempesta politica. Siracusano ha parlato di qualcosa che va arginato e ha annunciato di valutare iniziative legali; Antonio Tajani ha definito l’attacco volgare e inaccettabile. Vannacci ha replicato respingendo su altri la responsabilità della manipolazione dell’immagine.

Possiamo fermarci qui, alla volgarità? Sarebbe troppo semplice. Perché quella scollatura artificiale rischia di diventare il particolare che impedisce di vedere il quadro politico nel quale l’episodio si inserisce. Oggi, 27 settembre, e domani si vota nel collegio Reggio Calabria-Locri per le suppletive alla Camera. Futuro Nazionale presenta Domenico Giannetta; il centrodestra sostiene Fabio Roscioli. È uno dei primi veri banchi di prova elettorali della formazione costruita da Vannacci e lo scontro con Forza Italia ha assunto toni particolarmente duri.

La domanda, allora, cambia. Non più soltanto: perché pubblicare una fotografia simile? Ma: perché proprio adesso e perché proprio contro una figura così vicina a Roberto Occhiuto?

Occhiuto non è semplicemente il presidente della Calabria. È uno dei dirigenti nazionali di Forza Italia e rappresenta quella componente del centrodestra che vuole mantenere un profilo liberale, popolare, moderato ed europeista. Vannacci, al contrario, sta costruendo uno spazio politico alla destra della coalizione tradizionale. Non è necessario immaginare complotti o regie segrete per comprendere ciò che sta accadendo. La competizione è sotto gli occhi di tutti: si sta cercando di capire quanti elettori possano essere sottratti ai partiti esistenti e quanto quel nuovo consenso possa pesare quando arriverà il momento di discutere le alleanze future.

La Calabria, da questo punto di vista, non è più periferia della politica nazionale. È diventata un laboratorio.

Il voto reggino servirà inevitabilmente ai partiti per misurare rapporti di forza, capacità di mobilitazione e attrattività delle diverse proposte. Nessuna singola elezione locale può naturalmente anticipare da sola il comportamento dell’intero elettorato italiano nel 2027. Ma quando una nuova formazione politica decide di sfidare direttamente candidati sostenuti dall’attuale coalizione di governo, il significato dell’operazione supera inevitabilmente il collegio nel quale si vota.

Ed è qui che la fotografia della Siracusano acquista un significato politico ulteriore.

La politica contemporanea ha imparato una legge elementare dei social network: l’indignazione moltiplica la visibilità. Una fotografia discutibile, una battuta provocatoria o una frase destinata a dividere riescono spesso a occupare lo spazio pubblico molto più rapidamente di una proposta sulla sanità, sui trasporti o sull’occupazione. L’episodio Siracusano lo dimostra perfettamente: alla vigilia del voto, la discussione nazionale non riguarda più ciò che i candidati intendono fare per Reggio Calabria, ma una scollatura inesistente prodotta digitalmente.

È davvero questo il modo in cui vogliamo selezionare la classe dirigente?

La questione diventa ancora più delicata perché l’intelligenza artificiale consente oggi di alterare l’immagine di una persona in pochi secondi. Qui non siamo semplicemente davanti al vecchio fotomontaggio satirico. Siamo entrati in un tempo nel quale il confine fra ciò che una persona ha realmente fatto, detto, indossato o mostrato e ciò che qualcun altro può farle apparire addosso diventa sempre più fragile. Siracusano ha sottolineato proprio questa dimensione del problema, collegando l’episodio alla necessità di affrontare gli abusi dell’intelligenza artificiale.

E allora bisogna tornare alla persona.

Per un cristiano, ma direi prima ancora per chiunque ritenga che la politica debba conservare un rapporto con la dignità dell’uomo, esiste un confine che non dovrebbe essere oltrepassato. L’avversario può essere contestato. Le sue idee possono essere demolite con gli argomenti. Un’amministrazione può essere criticata duramente. Una maggioranza può essere combattuta democraticamente.

Il corpo di una donna non dovrebbe diventare uno strumento di propaganda.

E poco importa, da questo punto di vista, chi materialmente abbia prodotto l’immagine. Politicamente resta il fatto che essa sia stata utilizzata e immessa nel circuito della competizione elettorale. Le responsabilità tecniche e giuridiche potranno eventualmente essere accertate nelle sedi competenti; il problema culturale esiste già.

Ma sarebbe altrettanto superficiale liquidare tutto come l’ennesima intemperanza di Vannacci. Dietro la provocazione c’è una strategia politica leggibile: conquistare uno spazio autonomo, distinguerlo dai partiti tradizionali della destra e verificare quanto quel consenso possa diventare necessario negli equilibri futuri.

Questo significa che esiste un disegno per far cadere il governo Meloni? Non ci sono elementi pubblici sufficienti per affermarlo.

Significa però che gli equilibri del centrodestra sono sottoposti a una nuova pressione. E sarebbe ingenuo non vederlo.

Ogni voto guadagnato da Futuro Nazionale apre infatti una questione politica per gli altri partiti: quel voto viene sottratto al centrodestra tradizionale oppure amplia il bacino complessivo della destra? Vannacci intende costruire un’alternativa oppure un soggetto con il quale, domani, gli altri dovranno trattare? E fino a quale punto Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega potranno convivere con una forza che si propone di rappresentare un elettorato più radicale?

Sono domande. Non sentenze.

E proprio per questo le suppletive calabresi meritano attenzione.

La fotografia di Matilde Siracusano finirà presto nel deposito sterminato delle polemiche social. Il risultato elettorale, invece, resterà. E i partiti lo leggeranno attentamente, perché dirà qualcosa sulla capacità di Vannacci di trasformare la notorietà personale in consenso organizzato.

La politica vera comincerà il giorno dopo.

C’è infine qualcosa di ancora più profondo. La democrazia vive di conflitto, ma può sopravvivere soltanto se il conflitto conserva alcune regole. Quando l’avversario non viene più contrastato per ciò che pensa ma colpito nella sua persona, nella famiglia, nell’immagine o nel corpo, la politica cambia natura. Non cerca più di persuadere: cerca di umiliare. E quando questo meccanismo viene affidato all’intelligenza artificiale, il rischio aumenta enormemente.

La Calabria oggi non ci parla dunque soltanto di Vannacci, Occhiuto, Siracusano o di un seggio parlamentare.

Ci parla della politica italiana che verrà.

Una politica nella quale nuovi soggetti cercano spazio dentro o accanto agli schieramenti tradizionali; nella quale un’immagine artificiale può diventare più potente di un comizio; nella quale gli equilibri di una coalizione possono essere messi alla prova da una competizione apparentemente periferica.

Non sappiamo ancora dove porterà questa partita.

Sappiamo però dove non dovrebbe portarci: a considerare normale che per guadagnare consenso sia necessario perdere il rispetto dell’altro.


La scollatura di Matilde Siracusano è artificiale. La battaglia politica, invece, è reale. E mentre la Calabria misura il peso elettorale di Futuro Nazionale, il centrodestra comincia a interrogarsi sui propri equilibri verso il 2027. La domanda non è ancora chi vincerà questa partita, ma quale politica resterà quando, spenti i social, bisognerà tornare a governare persone reali.