È stato il discorso più breve di questa domenica a Lourdes, e il più netto dell’intero viaggio. Tra le carrozzine e i letti dell’Accueil Notre-Dame, la struttura che accoglie i pellegrini malati a pochi passi dalla Grotta, Leone XIV ha detto alla Francia ciò che all’Eliseo aveva soltanto lasciato intendere. Nessuna legge umana può togliere a un malato la certezza della propria dignità, e ciò che è legale non è necessariamente morale. Poi, ai malati: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità.

C’è una frase di santa Bernadette che spiega Lourdes meglio di qualsiasi trattato. Quando le chiesero come la Signora le parlasse, rispose che la guardava e le parlava come una persona parla a un’altra persona. Per una ragazzina povera, analfabeta, asmatica, considerata dai notabili del paese poco più di nulla, essere guardata così fu la prima delle grazie. E la Vergine, nel suo dialetto, le dava del «voi». Il Papa è partito da qui, senza citarla, quando ha detto che a Massabielle Maria guarda ciascuno come una persona unica, e che quello sguardo materno ci ricorda che nessuno è invisibile agli occhi di Dio.

Il tema pastorale del Santuario per quest’anno è il saluto dell’angelo: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». Leone XIV lo legge come un incontro di sguardi, quello del messaggero divino e quello della giovane di Nazaret. Poi ne ricava un’affermazione di grande densità: Maria non ha tenuto il Signore per sé, ma lo ha offerto al mondo, e ripete a ciascuno di noi «il Signore è con te». È questa, dice il Papa, la radice della nostra dignità: non ciò che siamo capaci di fare, ma il fatto che Dio è con noi.

Da qui il Papa passa allo sguardo contemplativo di cui parlava san Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae: uno sguardo che non pretende di impossessarsi della realtà ma la accoglie come dono, e che riconosce in ogni volto l’immagine vivente del Creatore. È il contrario dello sguardo che misura, valuta, classifica. Leone XIV lo dice con una formula che chi insegna bioetica dovrebbe proporre agli studenti come sintesi di un intero corso: la persona umana è degna per il semplice fatto di esistere e di essere destinata all’eternità; la sua dignità «non si misura e non si discute». Non dipende dalla salute, dall’autonomia, dalla lucidità, dalla qualità della vita. È infinita, come ha ribadito la dichiarazione Dignitas infinita, perché è radicata in Dio.

Poi il passaggio che rimarrà come la parola più forte del viaggio. Il Papa si rivolge a chi vive patologie gravi e dolori talvolta terribili, e non minimizza: per alcuni l’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza uscita. Ma aggiunge subito che nessuna legge umana deve far perdere loro la certezza della propria dignità. Ed è proprio in nome di questa dignità, prosegue, che la tentazione di togliere la vita «con il pretesto di una falsa compassione» va respinta fermamente. È impossibile considerare normale togliere la vita. E infine: ciò che è legale non è necessariamente morale.

È la prima volta, in questo viaggio, che il Papa mette in discussione così apertamente la legge francese sull’«aiuto a morire», promulgata il 18 agosto. All’Eliseo aveva parlato di «morte programmata» in un elenco di derive tecnologiche. Ai vescovi aveva lodato il loro coraggio nel dibattito sul fine vita. Qui, davanti ai malati, pronuncia il principio che sta alla base di tutta la tradizione del diritto naturale, da Antigone a Tommaso d’Aquino: la legge positiva non crea la morale, e quando la contraddice non obbliga la coscienza. Non è un attacco allo Stato: è il ricordo di un limite che ogni Stato dovrebbe riconoscere.

Il secondo destinatario del discorso sono gli operatori sanitari, e anche qui il Papa è molto diretto. Chiede loro di ricordare il senso profondo della propria vocazione: prendersi cura di chi soffre, non eliminarlo. E riprende una frase pronunciata a giugno davanti alla Fondazione Jérôme Lejeune, intitolata al genetista francese che scoprì la causa della trisomia 21 e dedicò la vita a difendere i bambini che ne erano portatori. Nessuno ha il diritto di decidere, sulla base di algoritmi di laboratorio, della vita di un embrione o di un anziano, e la medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata. In queste parole è implicito un appello all’obiezione di coscienza, che per medici e infermieri francesi diventerà presto un tema concreto, man mano che la legge sarà applicata.

Ma il Papa non si limita a dire no. Chiede due impegni positivi: sviluppare senza sosta le cure palliative e la ricerca, e accompagnare i malati con tenerezza, come si fa a Lourdes. Qui medici, infermieri, barellieri, cappellani e volontari delle hospitalités esercitano ogni giorno la loro vocazione. Lourdes, del resto, è anche il luogo dove fede e scienza convivono da oltre un secolo: dal 1883 il Bureau des Constatations Médicales esamina con rigore clinico le guarigioni inspiegate, e vi siedono medici di ogni convinzione. La Chiesa non teme la medicina: le chiede soltanto di restare fedele a sé stessa. «Curando i corpi», dice il Papa, «voi curate anche le anime».

I lettori italiani conoscono bene questa realtà attraverso l’UNITALSI, e la sua storia di fondazione è la migliore illustrazione di questo discorso. Nel 1903 un giovane romano, Giovanni Battista Tomassi, gravemente malato e disperato, partì per Lourdes deciso a togliersi la vita se non fosse guarito. Non guarì. Ma davanti alla Grotta, vedendo gli altri malati, depose la pistola ai piedi della Vergine e, tornato a Roma, fondò l’associazione che da allora ha accompagnato a Lourdes milioni di sofferenti. Lourdes non gli restituì la salute, gli restituì la speranza. È esattamente ciò che il Papa ha voluto dire.

Il congedo è pieno di tenerezza, e contiene la risposta più profonda alla cultura dell’eutanasia. Tra le ragioni più frequenti di chi chiede di morire c’è la sensazione di essere diventato un peso per i familiari, per la società, per sé stesso. Leone XIV lo sa, e dice ai malati: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa. Poi il suo pensiero va a chi non ha potuto venire e segue dalle case e dalle corsie d’ospedale. Nel luogo dove una ragazzina malata fu guardata come una persona, il Papa ha ricordato che la civiltà si misura dallo sguardo che posa su chi soffre.

All’Accueil Notre-Dame, tra i pellegrini malati, Leone XIV pronuncia la parola più netta del viaggio sul fine vita. La dignità umana non si misura e non si discute, nessuna legge può toglierla, e ciò che è legale non è necessariamente morale. Agli operatori sanitari chiede di curare e non eliminare, di sviluppare le cure palliative, di non farsi servi della morte programmata. Ai malati dice: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità.